Valentino Garavani: il rosso e l’arte dell’haute couture italiana

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Ultima modifica 04/04/2025

Il nostro viaggio tra gli stilisti famosi che hanno segnato un’epoca continua e, stavolta, torniamo in Italia con un couturier eccezionale, il nostro Valentino Garavani. Quando si pensa a Valentino, la prima cosa che ci viene in mente è il colore che porta il suo nome, il rosso Valentino. Scopriamo insieme la storia dell’artista nostrano, il suo percorso nel mondo della moda e il suo stile, sinonimo da sempre dell’eleganza del made in Italy.

Chi è Valentino Garavani?

Valentino Garavani è un nome che evoca lusso, raffinatezza ed eccellenza sartoriale. Fondatore della celebre maison Valentino, lo stilista italiano ha segnato la storia della moda con il suo stile unico, fatto di linee impeccabili, dettagli sofisticati e il suo iconico rosso Valentino. Dall’apertura del suo atelier a Roma negli anni ’60 fino alla consacrazione come icona globale, ha vestito star del cinema, reali e donne di potere. Il suo nome è e sempre sarà sinonimo di eleganza senza tempo, quella raffinatezza del vestire tutta italiana. Il suo contributo al mondo della moda non è solo estetico, ma rappresenta anche un’eredità di savoir-faire e artigianalità che continua a ispirare stilisti e amanti della moda di tutto il mondo. Valentino ha saputo trasformare il suo amore per il bello e la perfezione sartoriale in uno dei marchi più iconici del lusso italiano.

Biografia di Valentino Garavani

Valentino Garavani nasce l’11 maggio 1932 a Voghera. Il suo nome è un omaggio all’iconico attore Rodolfo Valentino. Fin da bambino sviluppa una passione per la moda, formandosi inizialmente presso la stilista vogherese Ernestina Salvadeo. Ha frequentato una Scuola di figurino a Milano e ha studiato anche francese, viaggiando spesso all’estero. Il suo talento lo porta presto a Parigi, dove grazie al sostegno della famiglia studia all’École des Beaux-Arts e alla Chambre Syndicale de la Couture Parisienne, avvicinandosi così al mondo dell’alta moda.

La sua carriera inizia negli atelier più prestigiosi della capitale francese: dopo un’esperienza con Jacques Fath e Balenciaga, approda da Jean Dessès, dove affina le sue capacità. Successivamente, trascorre due anni presso Guy Laroche, studiando e ampliando la sua visione creativa. Nel 1959, decide di tornare in Italia. Stabilitosi a Roma, lavora con Emilio Schuberth e collabora con l’atelier di Vincenzo Ferdinandi.

Questi anni sono molto importanti perché segnano la sua formazione nel mondo della moda e lo peparono alla prossima sfida: l’apertura della sua casa di moda.

La nascita della maison Valentino e l’incontro con Giancarlo Giammetti

Nel 1960 Valentino Garavani fonda sua casa di moda a Roma, nella prestigiosa Via Condotti. Fin dall’inizio, l’atelier si distingue per l’ambizione e il lusso: più che una semplice sartoria, è una vera e propria maison di alta moda, dove ogni dettaglio riflette la grandiosità del suo ideatore. Per la sua prima sfilata, Valentino porta modelle direttamente da Parigi, imponendosi subito come un nome da tenere d’occhio. Proprio in questo periodo nasce il celebre rosso Valentino, una tonalità di rosso vibrante che vira nell’arancio (ma non diventa mai arancio) e che sarà poi il simbolo della sua intera estetica.

Sempre nel 1960, al Café de Paris di Via Veneto, avviene un incontro destinato a cambiare il corso della sua carriera, quello con Giancarlo Giammetti. Studente di architettura, Giammetti stringe con Valentino un legame che va oltre l’amicizia, diventando il suo più fidato collaboratore, socio e compagno di vita. Dopo un secondo incontro a Capri, pochi giorni dopo, Giammetti decide di lasciare l’università per dedicarsi interamente alla gestione della maison Valentino.

Una scelta che fu decisiva per la riuscita del marchio: nel primo anno di attività, Valentino ha dovuto affrontare una serie difficoltà finanziarie, portando alla ritirata di un socio e al rischio di bancarotta. La maison era stata fondata con l’aiuto del padre e altri soci che, dopo i primi tempi, abbandonarono l’attività perché troppo onerosa.

Con l’arrivo di Giammetti, l’azienda ritrova quindi una guida forte, dando inizio a una delle collaborazioni più solide e proficue nella storia della moda. Valentino si occupò dell’aspetto creativo, Giammetti della gestione finanziaria.

Valentino Garavani

L’amicizia con Jacqueline Kennedy

È però il 1962 l’anno della svolta per Valentino che debutta sulla scena internazionale a Firenze, allora cuore della moda italiana. Il suo stile raffinato e senza tempo inizia ad attirare l’attenzione delle élite di tutto il mondo, ma sarà un incontro casuale a proiettarlo definitivamente nell’olimpo della moda. Nel 1964, Jacqueline Kennedy è attratta da un sofisticato completo in organza nera indossato da Gloria Schiff, sorella della fashion editor di American Vogue e amica del nostro stilista. Colpita dall’abito, l’ex first lady vuole scoprire il nome del designer; ovviamente era Valentino. In vista della sua trasferta a New York per un evento, Valentino e Kennedy si incontrano. Lei è completamente conquistata dalle sue creazioni, e acquista sei abiti haute couture, tutti in bianco e nero. Da quel momento, Jacqueline Kennedy, una delle donne meglio vestite del pianeta, diventerà una cliente affezionata e amica dello stilista.

Successivamente, Valentino firmerà anche l’abito bianco che lei sceglierà per il suo matrimonio con Aristotele Onassis.

Nel 1966 Valentino trasferisce le sue sfilate da Firenze a Roma. L’anno successivo, presenta una collezione interamente bianca, celebre non solo per l’estetica raffinata, ma anche per l’introduzione del suo logo V.

Nel 1968 la rivista Women Wear Daily definì Valentino come il re della moda italiana.

Valentino Garavani e gli anni ’70: l’estetica retrò glam

Durante gli anni ’70, Valentino cambia il suo stile, sia nell’alta moda che nel prêt-à-porter, adattandosi alle tendenze del momento, ma senza mai rinunciare al suo tocco. Troviamo gonne midi indossate sotto minigonne, pantaloni aderenti e stivali al ginocchio, silhouette fluide e dettagli boho chic ed etnici. Nel 1971 gioca con colori più vivaci ma sempre disegnando modelli sartoriali impeccabili, con un’attenzione particolare ai pantaloni.

In questo periodo riabbraccia con entusiasmo il revival della moda anni ’40, introducendo spalle strutturate, gonne al ginocchio e scarpe con zeppa, mentre gioca con contaminazioni della moda anni ’30 e anni ’50, preferendo una moda più femminile, in controtendenza con l’estetica dominante.

Alcune sue collezioni vengono criticate per l’enfasi sul lusso ostentato, in contrasto con lo spirito più leggero del periodo. Con l’autunno del 1978, il mondo della moda però è riconquistato dal glamour sfacciato. Valentino introduce spalle ampie, silhouette strutturate e uno stile più ricercato e sensuale, con gonne strette e spacchi abbinate a reggiseni neri a vista sotto giacche imbottite. Questo trend prosegue anche negli anni successivi con tailleur dalle spalle larghe, accessori rétro come cappelli e guanti, e un’eleganza glam e sofisticata che anticipa in certi versi la moda degli anni ’80.

Valentino trascorre anche molto tempo a New York diventando una figura di spicco tra le élite culturali e sociali americane. Accolto con entusiasmo da personalità influenti come Andy Warhol, che ne realizzerà un ritratto, consolida il suo status di icona della moda internazionale.

Valentino Garavani: un grande tra i grandi

Gli anni ’80 segnano l’apice del successo di Valentino, il cui stile opulento si sposa perfettamente con l’estetica del decennio. Tra le sue più celebri estimatrici spicca Joan Collins, protagonista della serie cult Dynasty, il cui look drammatico e raffinato contribuisce a rendere lo stilista ancora più celebre presso il grande pubblico. Valentino interpreta con maestria la teatralità dell’epoca, proponendo tailleur, abiti da cocktail e da ballo, in linea con l’estetica di Givenchy e Oscar de la Renta.

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C’è da dire che Garavani però resta fedele ad alcuni sui tratti distintivi, come le palette cromatiche sofisticate, spalline imponenti, tagli impeccabili e una predilezione per il lusso ostentato. Le sue collezioni prêt-à-porter sfilano a Parigi, mentre le linee haute couture restano legate alla capitale italiana.

Nella prima metà degli anni ’80, Valentino si allinea ai trend del momento, proponendo gonne corte e aderenti abbinate a top ma senza rinunciare a silhouette più morbide, come gli abiti chemisier e pantaloni di varia vestibilità.

Ormai il suo nome è altisonante nel mondo della moda, ed è considerato tra i più influenti accanto a figure di spicco come Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld. Nel 1985 lancia anche una linea di jeans firmati Valentino.

L’addio alle passerelle di Valentino

Il 4 settembre 2007, Valentino annuncia ufficialmente il suo ritiro dal mondo della moda. La sua ultima sfilata prêt-à-porter si tiene a Parigi il 4 ottobre 2007, mentre il 23 gennaio 2008, al Musée Rodin, sfila la sua ultima collezione di haute couture, un evento che segna la fine di un’era.

Il pubblico, composto da celebrità e icone della moda, tributa allo stilista una standing ovation da brividi, mentre modelle storiche come Naomi Campbell, Claudia Schiffer e Eva Herzigová, tornano in passerella per omaggiarlo.

Dopo l’addio del maestro, la Maison Valentino attraversa una nuova fase creativa. Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli assumono la direzione artistica, prima degli accessori e poi di tutte le collezioni. Nel 2016, Pierpaolo Piccioli viene nominato unico direttore creativo, guidando la Maison fino al 2023. Nel marzo 2024, una nuova era si apre per Valentino con il talento di Alessandro Michele, celebre per la sua rivoluzione stilistica in Gucci.

Valentino non si è limitato a ridefinire il concetto di glamour, ma ha anche impresso un segno indelebile nella storia della moda grazie alla sua estetica sofisticata e la sua dedizione e attenzione al minimo dettaglio. Il suo ritiro ufficiale nel 2008 non ha affievolito la sua influenza, anzi, ha consacrato definitivamente il suo mito.

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Mariagrazia Repola – redattrice Glamcasamagazine

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