Ultima modifica 25/11/2025
Il trucco anni 20 rappresentò una rottura decisa con il passato. Se nei decenni precedenti il makeup era percepito come scandaloso o adatto solo a certe categorie di donne, ora diventava il segnale di una nuova identità per la donna. La flapper, moderna, libera e audace, si fece portavoce di un’epoca in cui il trucco era emancipazione, sfida e spettacolo, inserendosi a pieno titolo tra i grandi simboli della modernità e della lotta per i diritti femminili.
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Indice
Trucco anni 20: l’emancipazione delle donne
Il makeup anni 20 nacque in un contesto di profondo cambiamento sociale, segnando una vera e propria rivoluzione nella percezione e nella figura stessa della donna. Il trucco degli anni Venti, incarnato dalla flapper, rappresenta ben più di una semplice tendenza estetica, ma simboleggia un vero e proprio manifesto sociale e culturale, nato dalle profonde trasformazioni che seguirono la Prima Guerra Mondiale.
Dopo la Grande Guerra, le donne iniziarono a conquistare nuovi spazi pubblici: ottennero il diritto di voto, entrarono in massa nel mondo del lavoro e rivendicarono una libertà personale mai vissuta prima.
Le star del cinema muto, come Clara Bow, giocarono un ruolo cruciale nella diffusione e nell’affermazione di questo nuovo canone di bellezza. Gli attori e le attrici dovevano esprimere emozioni soprattutto attraverso lo sguardo e la mimica, vista l’assenza del sonoro. Ciò portò a enfatizzare sopracciglia, occhi e labbra nei film, dettando le tendenze anche fuori dagli schermi. Quei volti divennero poi un modello di riferimento per milioni di donne, desiderose di emulare quell’aria di ribellione sofisticata. Il trucco si trasformò in un rito quotidiano con cui le donne potevano esprimere non solo sé stesse, ma anche la propria emancipazione.
In questi anni furono tantissime le innovazioni nell’industria cosmetica, con la disponibilità di prodotti sempre più accessibili e facili da usare.
Il trucco come simbolo di indipendenza femminile

Negli anni Venti, il trucco si impose come un gesto capace di incarnare una vera e propria rivoluzione radicale, una dichiarazione di indipendenza che andava ben oltre l’ornamento. Le donne di quell’epoca si trovavano di fronte a un mondo nuovo dove poter ottenere più spazio per loro. In quegli anni in alcuni paesi le donne ottennero il diritto di voto, cominciarono ad accedere al lavoro e prendere parte attiva alla vita pubblica.
Qual è stato il primo paese a dare il voto alle donne? Il primo paese a permettere il voto alle donne è stato la Nuova Zelanda, nel 1893. In realtà, la Corsica aveva concesso il suffragio femminile nel 1755, ma fu poi annullato con l’annessione alla Francia nel 1769.
Il gesto stesso di truccarsi, prima osteggiato e stigmatizzato, si trasformò in un rito quotidiano. Da un gesto spesso associato a marginalità e scandalo, il makeup si trasformò in una pratica che riguardava tutte (o quasi).
Zelda Fitzgerald: il simbolo delle flapper


Zelda Sayre Fitzgerald rappresentava l’essenza stessa della flapper degli anni Venti. Non si limitava a incarnare le tendenze emergenti, ma ne era il cuore pulsante, l’incarnazione vivente delle aspirazioni e delle tensioni di un’intera generazione decisa a spezzare i vincoli di un passato ormai superato. Il suo stile non nacque da una semplice adesione alle mode del momento, bensì si manifestò come un’espressione autentica di sé stessa, una personalità tumultuosa dotata di una creatività senza limiti. Diventò ben presto il simbolo di un’eleganza anticonvenzionale e provocatoria.
Il suo matrimonio con F. Scott Fitzgerald, celebre scrittore di quell’epoca, li proiettò entrambi sotto i riflettori di una società che li consacrò come gli enfant terrible di un decennio di rottura e rivoluzione culturale, amplificando il loro ruolo di icone controcorrente e figure emblematiche di una modernità traboccante di energia e contraddizione.




Trucco anni 20: come si truccavano le flapper?
L’era delle flapper, un periodo che si estende all’incirca dagli anni 20 fino alla crisi del 1929, segnò una rottura radicale con i canoni estetici precedenti, riflettendo un profondo cambiamento sociale e culturale. Il trucco delle flapper era un manifesto di indipendenza, ribellione e modernità, distintivo nel suo allontanamento dalle rigidità vittoriane ed edoardiane.
Leggi tutto sulla moda anni 20.

Pelle chiara dal finish opaco
Come si truccavano le flapper? Partiamo dalla base. La pelle veniva resa pallida, quasi cerulea, con l’uso di ciprie a base di talco oppure ossido di zinco, che conferivano al viso un aspetto etereo e, a tratti, malinconico. Questa base molto chiara era fondamentale per esaltare il contrasto con gli altri elementi del maquillage. Teniamo presente che siamo in un’epoca in cui la fotografia in bianco e nero e il cinema muto amplificavano l’importanza delle linee e delle ombre.
Occhi dalle sfumature intense
Gli occhi erano il fulcro del trucco flapper. Erano profondamente contornati e sfumati con colori scuri, toni come neri, grigi antracite o marroni intensi, ricreando una sorta del nostro moderno smoky eye. Questa tecnica conferiva allo sguardo un’intensità drammatica, richiamando le dive del cinema muto come Clara Bow o Louise Brooks. L’applicazione del trucco era eseguita con matite kajal o paste a base di nerofumo e vaselina, sfumate con il polpastrello o piccoli pennelli rudimentali.
Sopracciglia sottili e scure
Le sopracciglia venivano assottigliate, delineate con precisione e allungate verso il basso, conferendo al volto un’espressione languida e sofisticata. Questa stilizzazione delle sopracciglia era in netto contrasto con le arcate più folte e naturali in voga prima di quel decennio.
Labbra imbronciate a forma di cuore
Per truccare le labbra, veniva scelti rossetti molto pigmentati, spesso di un rosso scuro o borgogna, e applicati con una precisione quasi pittorica. L’effetto era quello di una bocca piccola, a forma di cuore, imbronciata, che accentuava la drammaticità del look complessivo.
Guance rosate e colorate
Le guance erano accentuate da un tocco di fard in tonalità rosa o pesca, applicato in grandi dosi e steso verso il centro della guancia, per conferire un aspetto più infantile al viso. Non si voleva scolpire il volto, come magari facciamo oggi, ma aggiungere un tocco di colore che rompesse la monocromia dell’incarnato pallido.
Trucco anni 20: come ricrearlo oggi
Il punto di partenza resta l’incarnato, che negli anni 20, abbiamo visto, era pallido, quasi etereo. Oggi, si può ottenere un effetto simile con fondotinta a coprenza media o alta, di una tonalità leggermente più chiara rispetto al proprio tono naturale, completato da una generosa passata di cipria opacizzante. L’intento è creare una pelle liscia e uniforme per far risaltare gli elementi più drammatici del trucco.
Gli occhi richiedono un’attenzione maniacale. Il classico smoky eye degli anni Venti, si traduce in un’applicazione sapiente di ombretti neri, grigi scuri o marroni intensi. La chiave è la sfumatura. Fondamentale è anche l’uso della matita kajal o di un eyeliner nero, applicato sia sulla rima superiore che inferiore. Le sopracciglia, che un tempo venivano quasi completamente eliminate per essere ridisegnate in una linea sottilissima e allungata verso il basso, possono essere reinterpretate oggi con l’uso di correttori e cere specifiche per nasconderle parzialmente, disegnandovi sopra una linea più sottile e allungata con una matita.
Le labbra si possono mettere in risalto con un rossetto scuro, come un rosso borgogna o un color prugna, utilizzando un pennellino per delineare una bocca più piccola e arrotondata rispetto alla propria forma naturale.
Infine, l’applicazione di un tocco leggero di blush, rosa o pesca, sulle guance, aggiungendo così un accenno di colore che rompe la severità dell’insieme.
E a te piace il trucco anni 20?
Mariagrazia Repola – redattrice Glamcasamagazine





















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