La storia di John Galliano: ascesa, caduta e rinascita del genio della moda

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Ultima modifica 09/06/2026

Chi è John Galliano? Un’analisi dello stile e di come la sua estetica teatrale, storica e decostruttivista ha ridefinito i confini dell’Alta Moda, posizionandolo tra gli stilisti famosi più iconici del mondo.

Nel gennaio 2024, l’ultima collezione Artisanal di Maison Margiela firmata John Galliano ha ricevuto una delle ovazioni più intense che la moda contemporanea ricordi. Quell’evento, celebrato all’unanimità come un capolavoro capace di fondere il massimalismo teatrale del designer con la decostruzione concettuale del marchio, non era soltanto una sfilata. Era un ritorno, o forse qualcosa di più ambiguo: la dimostrazione della capacità del sistema industriale di reintegrare una figura espulsa pubblicamente tredici anni prima.

Sotto il Pont Alexandre III non si è consumata una semplice assoluzione artistica; l’industria, da sempre affascinata dalla dialettica tra distruzione e rinascita, ha scelto di perdonare l’uomo per celebrarne la visione.

Chi è davvero John Galliano?

La parabola di Galliano non riguarda quindi il talento o lo scandalo in sé, ma il modo in cui il lusso costruisce i propri miti, li consuma fino all’esaurimento e, infine, li riporta in scena. Capire John Galliano significa anche osservare questo meccanismo da vicino.

John Galliano e la moda negli anni ’80 e ’90

John galliano les Incroyables
Les Incroyables – (immagini prese da Pinterest per creare moodboard)

John Galliano nasce a Gibilterra nel 1960 da una famiglia di origine spagnola e si trasferisce a Londra da bambino. Cresce nella Gran Bretagna degli anni 70, una società attraversata da crisi economiche, conflitti sociali e profonde trasformazioni culturali. Quando entra alla Central Saint Martins, la scuola non è ancora il marchio globale che diventerà negli anni successivi, ma è già un luogo in cui la moda viene trattata come linguaggio culturale e non soltanto come industria.

La svolta arriva nel 1984 con “Les Incroyables“, la sua collezione di laurea ispirata ai dandies della Rivoluzione Francese. La boutique Browns acquista l’intera collezione immediatamente dopo la presentazione, trasformando uno giovane studente in una promessa internazionale nel giro di pochissimo. L’episodio è spesso raccontato come un aneddoto romantico, ma il suo significato è più profondo e ha segnato la moda degli anni 80.

La moda britannica degli anni 80 cercava un’alternativa all’eleganza controllata della couture francese. Desiderava teatralità, narrativa ed eccesso. Galliano intercettò perfettamente quella domanda.

La sua ascesa coincide con un momento in cui Londra produce designer che trattano la passerella come un medium culturale. La moda diventa racconto e Galliano è tra i primi a comprendere fino in fondo questa trasformazione.

Da Londra a Parigi: il primo stilista britannico alla guida di una maison francese

John Galliano
Galliano per Dior (immagini prese da Pinterest per creare moodboard)

Quando Givenchy nomina John Galliano direttore creativo nel 1995 e Dior lo chiama nel 1996, accade qualcosa di unico. Per la prima volta una delle grandi maison francesi affida la propria identità creativa a uno stilista britannico, formato nell’energia irriverente della moda londinese degli anni 70 e 90.

È un passaggio di testimone simbolico: il centro della couture resta Parigi, ma la scintilla immaginativa arriva da altrove. Per oltre un secolo la capitale francese aveva esportato il proprio modello al resto del mondo, ma con Galliano, questo equilibrio inizia a cambiare.

L’ingresso di Galliano in Dior nel 1996, dopo l’esperienza a Givenchy, segna l’avvio di una nuova stagione. Le collezioni Dior diventano eventi globali, racconti visivi in cui gli abiti dialogano con scenografie, luci e suoni, assorbendo riferimenti storici, cinematografici e letterari in un continuum quasi cinematografico.

Dior gli affida il compito di riportare la maison fuori da una fase percepita come troppo prudente e conservatrice, e Galliano risponde estremizzando l’idea stessa di spettacolo couture.

In questo processo, la figura del direttore creativo cambia diventando una figura autoriale in senso pieno, con una narrazione coerente nel tempo. Galliano è uno dei primi stilisti contemporanei ad essere trattato come un autore con un lessico proprio più che come un semplice interprete dell’heritage di una maison.

L’estetica di John Galliano

Ridurre Galliano a uno stilista spettacolare significa perdere il punto essenziale. La teatralità è il linguaggio che sceglie, non il centro del suo talento. Il nucleo della sua ricerca sta nella capacità di usare la memoria storica non come archivio da citare, ma come materia viva da smontare e ricomporre.

Gran parte dei designer utilizza il passato come repertorio di forme e dettagli, ma Galliano, al contrario, tratta la storia del costume come un materiale da plasmare. Il suo lavoro attinge continuamente alla storia della moda, ma sempre in forma di riscrittura radicale.

Gli abiti danno l’idea di essere stati strappati, ricuciti, drappeggiati all’ultimo momento, quasi come se stessimo vedendo la fase finale di una prova in atelier, ma la costruzione è di una precisione estrema, da couturier classico. Ciò che appare caos è in realtà un sistema di pesi, volumi e tagli rigorosamente controllato. È questo che rende il suo linguaggio così difficile da replicare.

Molti designer hanno tentato di imitare il lato spettacolare ma pochissimi sono riusciti a riprodurne davvero l’architettura profonda, quella combinazione di cultura storica, sartorialità e libertà immaginativa che sostiene ogni abito firmato Galliano.

john galliano details
(immagini prese da Pinterest per creare moodboard)

La caduta di John Galliano: lo scandalo del 2011 (una piccola riflessione)

Nel febbraio 2011 emergono i video girati in un bar parigino in cui Galliano pronuncia insulti antisemiti e razzisti. Dior lo licenzia immediatamente. Il processo che segue porta a una condanna per ingiurie pubbliche a sfondo discriminatorio.

Durante il procedimento giudiziario Galliano afferma di non ricordare gli episodi, descrivendo una dipendenza avanzata da alcol, sonniferi e barbiturici sviluppata negli anni precedenti. In seguito parlerà apertamente di un’esistenza costruita attorno a ritmi lavorativi estremi e a una pressione costante.

Nulla di questo elimina la responsabilità delle sue azioni, ovviamente, ma apre una domanda diversa: cosa accade quando un’industria trasforma una persona in una macchina produttiva che non deve e non può mai fermarsi?

Tra la fine degli anni 90 e il primo decennio del 2000, Galliano non era soltanto un direttore creativo, ma anche uno degli asset più redditizi del lusso globale. Doveva produrre collezioni haute couture, prêt-à-porter, accessori, campagne, eventi e immaginario culturale con una frequenza che oggi appare quasi insostenibile. Il sistema premiava la performance continua, certamente, ma non teneva conto del costo umano necessario per mantenerla.

Il documentario High & Low e la questione della redenzione pubblica

Il documentario High & Low – John Galliano, diretto da Kevin Macdonald, non si propone come un’opera di assoluzione né come una richiesta implicita di perdono allo spettatore. È un ritratto che insiste sulla complessità del caso Galliano, dove l’artista e il suo crollo personale vengono messi in scena insieme, senza scollarli.

Attraverso testimonianze, interviste e materiali d’archivio rari, il film ricostruisce la sua esplosiva ascesa, la caduta devastante del 2011 e il lungo percorso di riabilitazione, collocando le sue azioni in un contesto più ampio: dipendenza, pressione professionale, esaurimento e autodistruzione.

John Galliano non viene presentato come un colpevole da condannare o un eroe da celebrare, ma come un caso emblematico di come un sistema – la moda, i suoi calendari, le sue aspettative – possa contribuire a generare e a esacerbare il crollo di un talento.

Il caso Galliano è spesso discusso, nel dibattito critico, come uno dei punti di riferimento per una domanda che attraversa il nostro tempo: come – se è possibile – separare l’opera dall’autore? La sua storia costringe a confrontarci con un problema centrale della cultura contemporanea, in cui la cancel culture, la riabilitazione e le seconde possibiltà sono diventati temi inevitabili del discorso pubblico.

A Galliano, però, si è chiesto di costruire il proprio ritorno ricostruendosi non solo come designer, ma come figura pubblica che ha dovuto riconoscere il proprio crollo e affrontare le conseguenze.

Non è stato un processo di semplice riabilitazione, ma un percorso di ritorno che ha richiesto trasparenza, riconoscimento delle responsabilità e, soprattutto, un lavoro nuovo sul proprio campo, quello della moda, dove la qualità del gesto creativo è l’unico vero linguaggio che può essere letto e giudicato senza intermediari.

Il ritorno di John Galliano: da Maison Margiela a Zara

John Galliano
Maison Margiela Artisanal 2024 – (immagini prese da Pinterest per creare moodboard)

Quando Maison Margiela lo nomina direttore creativo nel 2014, gran parte dell’industria considera la scelta un rischio. Il suo debutto Artisanal del gennaio 2015 avviene davanti a un pubblico ristretto.

Dieci anni dopo, quella scommessa viene considerata uno dei ritorni più riusciti della storia recente della moda. Le collezioni Margiela mostrano un Galliano diverso, meno interessato allo spettacolo monumentale e più concentrato sulla costruzione tecnica, sulla decostruzione e sulla memoria degli abiti.

Quando lascia la maison nel 2024, scrive che le sue “ali si sono risanate“. Una frase che sintetizza il senso simbolico dell’intera esperienza.

Nel marzo 2026 arriva un annuncio inatteso: Zara avvia una partnership creativa biennale con Galliano. Il progetto prevede la reinterpretazione e la ricostruzione di capi provenienti dagli archivi del brand, attraverso collezioni stagionali concepite secondo una logica di autorialità, decostruzione e riuso. Le linee saranno genderless e svincolate dalla tradizionale distinzione stagionale.

Perché John Galliano sceglie Zara e non una maison?

Quello che gli offre Zara è qualcosa di diverso, accesso a una scala produttiva globale senza l’obbligo di inserirsi nella gerarchia rituale delle grandi maison.

L’operazione suggerisce che il valore creativo del futuro potrebbe non coincidere più necessariamente con il lusso tradizionale. Zara ottiene il prestigio di uno dei designer più influenti degli ultimi quarant’anni e Galliano ottiene una piattaforma distributiva impossibile da replicare altrove.

Mariagrazia Repola – redattrice lifestyle Glamcasamagazine

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