Ultima modifica 06/08/2025
Anche l’Italia ha avuto i suoi artisti bohémien, in realtà li ha ancora, ma se ci concentriamo su quelli storicizzati non possiamo non citare i cosiddetti scapigliati.
La Scapigliatura è stato un movimento culturale, letterario e artistico italiano della seconda metà dell’Ottocento, è nato a Milano e in altre importanti città, per poi diffondersi anche in piccoli centri, era caratterizzato da un atteggiamento di ribellione e sostanziale anticonformismo nei confronti della società borghese e dei suoi valori.
Gli scapigliati italiani devono il loro nome al romanzo “La scapigliatura e il 6 febbraio” di Cletto Arrighi, che parla di un gruppo di intellettuali che conducevano una vita disordinata e bohémien, in opposizione alla morale e alle convenzioni della loro epoca.
Indice
Arte bohémien Italia: Chi erano gli scapigliati
Gli scapigliati italiani erano dei giovani ribelli e decisamente anticonformisti, che avevano come modello l’artista bohémien, povero e in genere sconosciuto (da pubblico e critica).
Gli scapigliati vivevano alla giornata e avevano tra gli altri l’obiettivo di scandalizzare i benpensanti con i loro atteggiamenti sregolati (spesso facevano anche uno smodato uso di alcolici e droghe).
Avevano un certo gusto per la polemica, da non confinare alla teoria dei libri, ma da far diventare esperienza reale, quotidiana ed esistenziale, ostentavano atteggiamenti di provocazione e sregolatezza.
Tra i bersagli della polemica degli scapigliati c’era in primis il Romanticismo e soprattutto quella produzione, considerata modesta, che il De Sanctis definì “Arcadia romantica” e che è l’ultimo tentativo di riproporre i valori romantici ormai annacquati.
La Scapigliatura è proprio la reazione all’Arcadia romantica e al romanticismo, testimonia il disagio degli intellettuali italiani di fronte alla delusione storica e al processo di industrializzazione, promotore solo di valori economici.
La scapigliatura italiana e la polemica contro Manzoni

Un altro dei bersagli o se si preferisce degli obiettivi polemici degli scapigliati era Manzoni che si trasforma per loro in una sorta di simbolo di tutto ciò che va rifiutato.
Manzoni rappresentava il modello di “intellettuale organico”, che diede omogeneità e consapevolezza della propria funzione elaborando un proprio progetto culturale, aderendo al contempo a pieno titolo alla realtà politica e sociale.
Quella di Manzoni e altri intellettuali ben inseriti, era una militanza morale, insieme meditativa e operativa, che agli scapigliati proprio non andava a genio. Il suo approccio venne fortemente rifiutato dagli scapigliati che si sentivano inadeguati in un mondo che rifiutavano e contestavano.
I maggiori esponenti della scapigliatura italiana, la bohéme del Risorgimento

Gli maggiori esponenti della Scapigliatura furono attivi soprattutto a Milano e Torino tra gli anni ’60 e ’70 dell’Ottocento, erano un gruppo eterogeneo di intellettuali che rifiutavano i canoni estetici e i valori borghesi della loro epoca.
Gli scapigliati italiani come i bohemien francesi si sentivano estranei alla società e alla cultura del loro tempo, esprimendo spesso, in varie forme, un forte disagio esistenziale e una critica feroce nei confronti della modernità.
Tra gli esponenti principali della Scapigliatura vanno senza dubbio ricordati: tra i letterati Emilio Praga, Igino Ugo Tarchetti, Arrigo Boito, Carlo Dossi, Giovanni Camerana. Tra gli artisti, i pittori: Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Filippo Carcano, Mosè Bianchi e tra gli scultori Giuseppe Grandi. Nel campo musicale va invece senza dubbio ricordato Giacomo Puccini, che si ispirò alla bohème di Henri Murger per la sua opera omonima.
Poeti e scrittori della Scapigliatura

Emilio Praga è stato un poeta e scrittore, autore di “Penombre” e del romanzo incompiuto “Memorie del presbiterio”. Emulo di Baudelaire, fu il padre di Marco Praga, drammaturgo verista, tra i fondatori e direttori della SIAE.
Igino Ugo Tarchetti fu un romanziere, giornalista e militare, autore di “Fosca” e del saggio “Una nobile follia”. Collaborò con le testate Rivista minima, Il giornale per tutti, La settimana illustrata, Il gazzettino rosa, Il pungolo e tentò di lanciare anche un suo periodico, chiamato Il Piccolo Giornale.
Arrigo Boito (noto anche con lo pseudonimo di Tobia Gorrio), fu un musicista e poeta scapigliato, è conosciuto in particolare per i suoi libretti d’opera e per il suo melodramma Mefistofele.
Carlo Dossi fu uno scrittore e sperimentatore, autore di “Note azzurre” e “Vita di Alberto Pisani”, ancora oggi è apprezzato per la schiettezza dei suoi scritti, il linguaggio ricercato, ma al contempo di facile comprensione, le sperimentazioni linguistiche dialettali milanesi e la spiccata ironia.
Giovanni Camerana fu un poeta scapigliato, autore di opere caratterizzate da un profondo pessimismo. Appassionato d’arte, collezionista e disegnatore, collaborò con alcune riviste specialistiche e fu amico di numerosi artisti, tra i quali Leonardo Bistolfi, Antonio Fontanesi e Lorenzo Delleani.
Pittori e scultori della Scapigliatura italiana

Tranquillo Cremona fu un grande maestro della pittura scapigliata, con uno stile ben riconoscibile, caratterizzato da pennellate veloci e contrasti di luce intensi. Fu l’iniziatore della scapigliatura in pittura, pur partendo da uno stile alla Hayez, ma con maggior gusto cromatico di ascendenza veneta (frequentò l’accademia a Venezia). Successivamente il suo linguaggio pittorico si rivolse alla ricerca di effetti vaporosi e morbidi, ottenuti con lo sfumato sul contorno, seguendo la teoria dell’indefinita suggestione musicale a cui tendono tutte le arti, di cui Giuseppe Rovani si era fatto sostenitore nel libro Le tre arti del 1874.
Daniele Ranzoni fu un pittore noto per i suoi ritratti intensi e malinconici. Precoce talento artistico, studia privatamente e presso importanti accademie, come quella di Brera. La forte amicizia e comunione d’intenti con Tranquillo Cremona lo porta a essere identificato come uno dei maggiori esponenti del movimento scapigliato. Dopo l’iniziale influenza del maestro Giuseppe Bertini e dall’estetismo di Antonio Fontanesi, sviluppa presto uno stile personale sulla base dello studio del cromatismo di Domenico Morelli e Federico Faruffini.
Filippo Carcano fu un pittore scapigliato che si distinse per il suo realismo e l’attenzione massima ai dettagli. È considerato il caposcuola del Naturalismo lombardo, oltre ad essere l’erede del Piccio per alcuni elementi paesaggistici e rappresentare un ideale collegamento con la moderna corrente paesaggistica lombarda.
Mosè Bianchi fu un pittore che si interessò in particolare a soggetti storici e a paesaggi. Si dedicò in particolare alla rappresentazione naturalistica, nell’ambito del gusto narrativo dei fratelli Domenico e Gerolamo Induno, molto evidente in opere come Una lezione di canto corale, La vigilia della sagra, 1864, Lo sparecchio dell’altare, 1865, che attirarono l’attenzione dei critici del tempo.
Giuseppe Grandi fu uno scultore che si avvicinò alla Scapigliatura, caratterizzato da un’attenzione alla resa del movimento e dell’espressione dei suoi soggetti. Nel 1881 partecipò al concorso pubblico indetto per il Monumento alle Cinque Giornate di Milano in piazza di Porta Vittoria. Il suo bozzetto risultò vincente e per tredici anni l’artista lavorò intensamente a questo che risulterà essere il suo capolavoro.
Lorenzo Renzulli




















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