Quando Rei Kawakubo presenta la sua prima collezione a Parigi nel 1981, gran parte della stampa occidentale reagisce con sconcerto. I suoi abiti sono neri, asimmetrici, spesso strappati o apparentemente incompleti. Sembrano rifiutare ogni regola che la moda europea aveva costruito fino a quel momento. Alcuni critici parlano di Hiroshima chic, altri interpretano quelle silhouette come un gesto provocatorio. Col tempo è diventato chiaro che il progetto di Kawakubo era molto più complesso.
Fondatrice di Comme des Garçons e tra le figure più influenti della moda contemporanea, Kawakubo non ha semplicemente ridefinito il concetto di eleganza. Ha trasformato l’abbigliamento in uno strumento critico, capace di mettere in discussione il modo in cui osserviamo il corpo, costruiamo l’identità e interpretiamo la bellezza. La sua opera continua a essere studiata perché non offre risposte, ma genera domande. Ecco perché, quando si parla di stilisti famosi, Rei Kawakubo mi viene subito in mente. Ti racconto la sua storia.
Indice
Rei Kawakubo e il suo percorso per nulla tradizionale
Rei Kawakubo nasce a Tokyo nel 1942. A differenza di molti stilisti della sua generazione, non riceve una formazione specifica nel fashion design. Studia letteratura, estetica e storia dell’arte presso la Keio University, una delle università più prestigiose del Giappone.
Dopo la laurea lavora nel settore pubblicitario e successivamente come stylist freelance. È proprio questa distanza dal mondo della moda a diventare uno degli elementi più interessanti del suo percorso. Kawakubo non eredita il linguaggio tecnico delle grandi maison europee e non si sente obbligata a rispettarne le convenzioni. Si avvicina all’abito come farebbe un’artista concettuale.
Nel 1969 fonda Comme des Garçons, mentre l’azienda viene ufficialmente costituita nel 1973. Il marchio cresce rapidamente in Giappone e nel 1981 approda a Parigi, città che all’epoca rappresenta ancora il centro simbolico della moda internazionale.
Quel debutto segna uno spartiacque. Per la prima volta il sistema occidentale si confronta con una proposta che non cerca di dialogare con le sue regole, ma di sostituirle.
Cosa significa Hiroshima Chic? Si tratta di un’estetica della moda d’avanguardia, caratterizzato da colori scuri, effetti usurati e silhouette decostruite. Il termine fu coniato all’inizio degli anni ’80, quando Kawakubo presentò le sue collezioni a Parigi. Sebbene inizialmente i critici usassero il termine in senso sprezzante, da allora questo stile è diventato un pilastro fondamentale della moda d’avanguardia.

Lo stile di Rei Kawakubo
Descrivere il lavoro di Kawakubo come anti-fashion è riduttivo. Non combatte la moda ma l’idea che la moda debba necessariamente produrre armonia, seduzione o consenso.
Le sue collezioni sono costruite attraverso una serie di strategie ricorrenti: asimmetrie, volumi sproporzionati, cuciture visibili, tessuti grezzi, deformazioni della silhouette e una costante tensione tra presenza e assenza. L’abito smette di essere una seconda pelle e diventa un oggetto autonomo, con una propria logica .
Un esempio emblematico è la collezione Body Meets Dress, Dress Meets Body del 1997. Attraverso imbottiture collocate in punti inattesi, Kawakubo altera radicalmente la forma del corpo femminile. Le protuberanze che emergono da fianchi, schiena e spalle rendono impossibile riconoscere la silhouette tradizionale. L’obiettivo non è scioccare il pubblico, ma mostrare quanto siano arbitrarie le convenzioni che definiscono ciò che consideriamo bello.
Dietro questa ricerca si nasconde una concezione precisa della creatività. Kawakubo ha spesso dichiarato di essere interessata a creare ciò che ancora non esiste. Le sue collezioni non partono dalla soluzione di un problema estetico, ma dall’esplorazione di un’incertezza. L’abito diventa uno strumento di ricerca più che un prodotto di consumo.
Il contesto culturale: il Giappone tra tradizione e modernità
Per comprendere l’opera di Kawakubo è necessario guardare al Giappone del dopoguerra. Negli anni 60-70 il paese attraversa una crescita economica straordinaria e una rapida occidentalizzazione. Le città si trasformano, i consumi aumentano e la cultura internazionale entra con forza nella vita quotidiana.
Molti artisti e designer giapponesi si trovano davanti a una questione cruciale: come essere contemporanei senza limitarsi a imitare i modelli occidentali?
La risposta di Kawakubo consiste nella costruzione di un linguaggio indipendente. Insieme a figure come Yohji Yamamoto e Issey Miyake, contribuisce a ridefinire l’immagine internazionale della creatività giapponese. Tuttavia il suo approccio è probabilmente il più radicale.
Nei suoi lavori è possibile riconoscere alcune affinità con concetti estetici tradizionali giapponesi come l’imperfezione, l’incompletezza e la valorizzazione del vuoto. Allo stesso tempo, la sua ricerca dialoga con l’arte concettuale, l’architettura contemporanea e la performance.
Kawakubo appartiene a un contesto globale e utilizza influenze diverse per costruire un linguaggio che sfugge a ogni classificazione.
L’aspetto più rivoluzionario: l’estetica dell’incertezza
L’interpretazione più interessante del lavoro di Rei Kawakubo riguarda forse il suo rapporto con l’incertezza.
La moda tradizionale tende a rendere il corpo leggibile. Attraverso forme, colori e proporzioni comunica informazioni precise: genere, età, status sociale, desiderabilità. Gli abiti di Kawakubo fanno l’opposto, introducendo ambiguità.
Di fronte alle sue creazioni diventa difficile stabilire dove finisca il corpo e dove inizi l’abito. Non è sempre chiaro se una forma debba essere interpretata come bella o disturbante, elegante o grottesca. L’osservatore è costretto a confrontarsi con qualcosa che sfugge alle categorie abituali.
Questa caratteristica appare particolarmente significativa nel presente. Viviamo in una cultura dominata dalla riconoscibilità immediata. I social network, gli algoritmi e il personal branding premiano immagini facilmente identificabili e codificabili. Kawakubo propone invece un’estetica diversa. I suoi abiti resistono alla classificazione e invitano a tollerare la complessità.
Da questo punto di vista la sua opera non riguarda soltanto la moda, ma il modo in cui una società gestisce ciò che non riesce a definire.

Rei Kawakubo e David Lynch: un parallelismo inatteso
Ti propongo un confronto insolito, giusto per restare in tema, un abbinamento che a me ha fatto molto pensare. Chi mi legge da tempo conosce il mio amore per David Lynch; mettere Kawakubo accanto a lui allarga la prospettiva sul modo in cui l’arte può trasformare il familiare in strumento di indagine, sia estetica che cognitiva.
Entrambi partono dal quotidiano come base riconoscibile: Lynch prende luoghi di consumo e routine domestiche e vi introduce un elemento che ne altera la logica. Si tratta di un meccanismo che scardina la relazione tra immagine e significato, obbligando lo spettatore a ricalibrare la percezione. Kawakubo opera sulla stessa linea, ma sul corpo e sul tessuto.
In entrambi i casi la dissonanza non svilisce l’oggetto ma fa emergere la struttura che lo sostiene, smontando il familiare per rilevarne le regole nascoste.
Un altro punto di contatto è la resistenza alla narrazione facile. Lynch non fornisce chiavi esaustive; sospende e consente alla paura, o alla meraviglia, di crescere nello spazio lasciato vuoto. Kawakubo rifiuta la spiegazione dogmatica del vestire: i suoi abiti sono interrogazioni che mettono in discussione funzione, identità e desiderio. Entrambi privilegiano l’esperienza percettiva rispetto al messaggio esplicito, e questa scelta sposta l’opera dal campo della provocazione a quello della riflessione.
Dal punto di vista culturale entrambi mettono in crisi codici consolidati. Lynch demolisce l’american dream attraverso la messa a fuoco del dettaglio perturbante dentro l’ordinario; Kawakubo riformula il guardaroba occidentale, rovesciando il concetto di bellezza e impostando una grammatica alternativa della forma.
In questo senso le loro opere funzionano come educazione visiva: l’osservatore impara a riconoscere che il normale è una costruzione e che, intervenendo su pochi parametri, si possono aprire campi semantici nuovi.
Trovo tutto questo così affascinante!
Conclusione
A oltre quarant’anni dal suo debutto parigino, Rei Kawakubo continua a esercitare un’influenza profonda sulla cultura visiva contemporanea. Il suo contributo non consiste nell’aver introdotto una nuova tendenza o una nuova silhouette, ma ha radicalmente cambiato il modo in cui pensiamo l’abito.
Un’artista a a tutto tondo, non credi?
Mariagrazia Repola – redattrice lifestyle Glamcasamagazine





















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