Ultima modifica 22/06/2026
Nel panorama del design italiano contemporaneo, Paola Navone occupa una posizione singolare. Architetta, designer, art director e progettista di interni, ha costruito una carriera che sfugge alle classificazioni tradizionali, attraversando discipline, culture e linguaggi differenti. A differenza di molti protagonisti del Made in Italy, la sua ricerca non si è sviluppata all’interno di una singola specializzazione, ma attraverso un continuo dialogo tra artigianato, industria, viaggio e osservazione delle culture materiali.
La sua figura emerge in un momento cruciale per il progetto italiano. Negli anni 70 il design stava infatti mettendo in discussione i propri presupposti teorici, abbandonando progressivamente la fiducia assoluta nella funzione e nella produzione industriale per aprirsi a riflessioni più ampie sul significato culturale degli oggetti. È all’interno di questo clima sperimentale che si forma lo sguardo progettuale di Paola Navone, destinato a svilupparsi ben oltre i confini del design italiano tradizionale.
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Indice
Chi è Paola Navone?
Paola Navone nasce a Torino nel 1950 e si laurea in Architettura al Politecnico di Torino nel 1973. Fin dagli anni della formazione entra in contatto con alcune delle esperienze più innovative del progetto italiano, avvicinandosi ai movimenti che avrebbero ridefinito il rapporto tra design, arte e cultura.
Un passaggio fondamentale della sua carriera è l’ingresso nel gruppo Alchimia, una delle realtà più influenti del cosiddetto Radical Design italiano. Accanto a figure come Ettore Sottsass, Alessandro Mendini e Andrea Branzi, Paola Navone partecipa a una stagione progettuale che rifiuta l’idea dell’oggetto come semplice risposta funzionale a un bisogno pratico.
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Per Alchimia il design era soprattutto uno strumento culturale, capace di produrre significati, racconti e visioni alternative della realtà. In questo contesto Paola Navone sviluppa quell’attitudine anticonvenzionale che continuerà a caratterizzare tutta la sua attività professionale. Più che aderire a uno stile preciso, impara a considerare il progetto come un campo aperto di sperimentazione e contaminazione.
Una figura unica e controcorrente
Se le avanguardie italiane rappresentano il punto di partenza della sua ricerca, i numerosi viaggi in Asia ne costituiscono probabilmente la svolta decisiva.
Tra gli anni 80 e 90 lavora come consulente in diversi programmi di sviluppo industriale e artigianale in paesi come Thailandia, Indonesia, Filippine e Malesia.
Non si tratta semplicemente di esperienze professionali all’estero, ma di un lungo percorso di osservazione delle culture locali, dei processi produttivi e delle tradizioni artigianali.
Questa immersione modifica profondamente il suo modo di concepire il design. Paola Navone scopre sistemi produttivi nei quali la manualità, l’imperfezione e la conoscenza dei materiali continuano a svolgere un ruolo centrale. Osserva come gli oggetti nascano da relazioni dirette tra persone, risorse e territori, sviluppando una sensibilità che la porterà a mettere costantemente in dialogo mondi apparentemente lontani.
La critica internazionale ha spesso descritto il suo lavoro attraverso il concetto di contaminazione culturale. Tuttavia, nel caso di Paola Navone il termine assume un significato più profondo.
Il suo interesse non riguarda la semplice fusione di stili o l’utilizzo di riferimenti esotici come elementi decorativi. Ciò che la affascina è il modo in cui le diverse culture costruiscono la propria quotidianità attraverso materiali, oggetti e pratiche di vita. Da questa osservazione nasce gran parte della sua progettazione.
Stile e pensiero: dalla scelta del materiale ai colori

Analizzando il suo lavoro emergono alcuni principi ricorrenti che contribuiscono a definirne l’identità progettuale.
Il primo riguarda il rapporto con la materia. Legno, ceramica, pietra, vetro, fibre naturali e tessuti mantengono sempre una presenza fisica evidente. Le superfici non vengono necessariamente perfezionate ma conservano spesso tracce della lavorazione e delle caratteristiche intrinseche del materiale.
Un secondo elemento fondamentale è la valorizzazione dell’imperfezione. In un’epoca dominata dalla standardizzazione industriale, Paola Navone ha spesso scelto di mettere in evidenza ciò che rende un oggetto unico come le irregolarità e le piccole differenze generate dall’intervento umano. Una sensibilità che anticipa molte delle riflessioni contemporanee sull’autenticità e sulla sostenibilità del progetto.
Anche il colore svolge un ruolo centrale nella sua ricerca. A differenza di una certa tradizione minimalista che ha dominato parte del design internazionale negli ultimi decenni, Paola Navone utilizza tonalità intense, superfici decorate e accostamenti cromatici inaspettati. Il blu rappresenta probabilmente il colore più iconico della sua produzione, affiancato dai bianchi mediterranei e dalle tonalità vibranti osservate durante i suoi viaggi.
Il colore non viene utilizzato come semplice ornamento, ma come strumento capace di costruire atmosfere ed evocare luoghi.
I progetti che hanno definito la sua carriera
La visione progettuale di Paola Navone trova la sua espressione più concreta nelle numerose collaborazioni sviluppate con alcune delle aziende più importanti del settore arredamento e design.
Tra i progetti più significativi spicca la collezione Ghost per Gervasoni, presentata nei primi anni 2000 e diventata rapidamente uno dei sistemi di imbottiti più riconoscibili del design contemporaneo. Le sue forme morbide e informali, unite alle ampie fodere sfoderabili, hanno introdotto una nuova interpretazione del comfort domestico, lontana dal rigore formale che aveva caratterizzato gran parte dell’arredamento degli anni precedenti.
Altrettanto importante è la collezione InOut, sempre per Gervasoni, che supera la tradizionale distinzione tra ambienti interni ed esterni attraverso una combinazione di materiali naturali, ceramiche, cemento e fibre intrecciate. Il progetto sintetizza perfettamente la capacità della designer di fondere influenze mediterranee, suggestioni orientali e lavorazioni artigianali all’interno di un linguaggio contemporaneo.
Nel corso della sua carriera ha inoltre collaborato con aziende come Baxter, Alessi, Driade, Cappellini, Poliform, Roche Bobois e Armani/Casa, progettando mobili, complementi d’arredo, lampade, tessuti e oggetti per la tavola. Parallelamente ha sviluppato un’intensa attività nel campo dell’interior design, realizzando hotel, ristoranti, showroom e spazi commerciali in tutto il mondo.
In questi progetti emerge una caratteristica costante: la capacità di creare ambienti che sembrano raccontare storie. I suoi interni non appaiono mai come composizioni rigide o perfettamente controllate, ma come paesaggi abitati da oggetti provenienti da luoghi e culture differenti, dove ogni elemento contribuisce a costruire una narrazione più ampia.
Perché approfondire il lavoro di Paola Navone?
Il suo contributo più rilevante riguarda probabilmente una diversa concezione del design come esperienza culturale. Nei suoi interni, negli allestimenti e nelle installazioni emerge una visione del progetto che privilegia l’accumulazione, la stratificazione e la narrazione. Gli spazi non vengono concepiti come composizioni perfettamente controllate, ma come ecosistemi in continua evoluzione, capaci di incorporare memorie, provenienze e usi differenti.
Questa impostazione è particolarmente interessante oggi. Negli ultimi vent’anni la globalizzazione ha reso accessibili immagini, prodotti e riferimenti culturali provenienti da ogni parte del mondo. Parallelamente è emersa una crescente esigenza di autenticità e riconoscibilità. Il lavoro di Navone intercetta entrambe queste tensioni.
Da un lato accetta la complessità di un mondo connesso, dall’altro difende il valore delle differenze locali, delle tecniche artigianali e delle identità culturali. Non propone un’estetica globale uniforme, ma un dialogo continuo tra tradizioni differenti.
In termini di percezione collettiva, Paola Navone contribuisce a ridefinire l’immaginario del Made in Italy: non più soltanto eleganza misurata e perfezione della finitura, ma capacità di accogliere l’imperfezione, di includere tradizioni lontane, di trasformare il progetto in un luogo di convergenza tra culture.
Cosa ci insegna oggi Paola Navone
Il fascino della sua opera sta proprio in questa posizione intermedia. Cu ricorda che il progetto nasce dall’osservazione diretta del mondo reale: dei mercati, delle botteghe, dei materiali, delle persone. Il viaggio, nella sua esperienza, diventa uno strumento di ricerca. Guardare, raccogliere, confrontare e reinterpretare diventano azioni essenziali.
La lezione più attuale di Paola Navone riguarda forse proprio il rapporto tra curiosità e metodo. In un settore spesso attratto dalla specializzazione estrema, la designer ci dimostra che la contaminazione culturale può essere una competenza rigorosa, non una semplice suggestione estetica.
La sua carriera suggerisce che innovare non significa necessariamente inventare qualcosa di completamente nuovo, ma imparare a mettere in relazione mondi differenti, come costruire connessioni tra Oriente e Occidente, tra industria e artigianato, e tra passato e presente.
Conoscevi questa incredibile designer?
Mariagrazia Repola – redattrice lifestyle Glamcasamagazine





















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