Ultima modifica 07/04/2026
Alla fine degli anni Sessanta, mentre le rivoluzioni culturali mettono in discussione linguaggi e abitudini del vivere quotidiano, anche gli oggetti d’uso comune iniziano a cambiare. In questo clima nasce la Olivetti Valentine, macchina da scrivere portatile progettata da Ettore Sottsass insieme a Perry A. King e Alberto Leclerc nel 1968 ed entrata in produzione nel 1969.
La macchina da scrivere Olivetti Valentine è pensata per uscire dagli uffici e accompagnare chi scrive nella vita di tutti i giorni. Con il suo rosso brillante e la custodia che ricorda una valigetta, la Valentine trasforma una macchina d’ufficio in un simbolo pop di stile e libertà espressiva, più vicino al mondo della moda e della cultura giovanile che alla rigidità burocratica da cui proviene.
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Indice
Il contesto storico: il design italiano anni ’60
Si può considerare Olivetti, negli anni Sessanta, come un laboratorio di sperimentazione in cui industria, architettura, grafica e design dialogano, come dimostrano le precedenti macchine da scrivere Lettera 22 e Lettera 32. In parallelo, il clima del 1968-69 è attraversato da contestazioni studentesche, critica all’autorità, nascita di una cultura giovanile autonoma e diffusione del linguaggio pop, che richiede oggetti meno formali, più colorati e personali.
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In questo contesto, Olivetti affida a Ettore Sottsass il compito di ripensare la macchina da scrivere portatile: l’obiettivo non è solo aggiornare un prodotto di successo, ma ridefinire l’immagine stessa dell’azienda, trasformando uno strumento da ufficio in un oggetto popolare, accessibile e immediatamente riconoscibile.
Chi era Ettore Sottsass?

Ettore Sottsass è già, alla fine degli anni Sessanta, una figura anomala nel panorama del design industriale europeo. Architetto di formazione, nato a Innsbruck nel 1917 e cresciuto culturalmente a Milano, sviluppa una visione degli oggetti radicalmente diversa da quella dominante: per lui il design non deve rispondere solo a criteri funzionali, ma deve essere capace di emozione, narrazione e identità.
Convinto che il design non debba essere solamente funzionale ma anche sensoriale e capace di suscitare emozioni, Sottsass guarda agli oggetti come a un linguaggio, in cui ogni elemento può avere qualcosa da dire. Sarà, anni dopo, il fondatore del Memphis Group, il movimento che negli anni Ottanta porterà colori, ironia e cultura pop nel design di interni e di prodotto. La Valentine, però, arriva prima.
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L’idea della macchina da scrivere Valentina
Per la macchina da scrivere Valentine lavora in stretta collaborazione con il designer britannico Perry A. King e con Albert Leclerc, oltre che con i tecnici Olivetti, integrando una meccanica collaudata con un involucro in plastica dal forte impatto visivo e una comunicazione coordinata che coinvolge grafica e immagine aziendale.
Lo sapevi che: Olivetti concepisce la Valentine come risposta all’ondata di macchine da scrivere manuali ed economiche, provenienti dal Giappone nei primi anni Sessanta, che minacciano di rendere irrilevante l’estetica italiana nel mercato delle portatili. La risposta di Sottsass non è competere sul prezzo o sulla tecnica, ma spostare radicalmente l’asse, proponendo un oggetto desiderabile.
L’intento dichiarato di Sottsass è creare una macchina da portare come una giacca o un cappello: economica, informale e pensata soprattutto per giovani e creativi, capace di liberare la scrittura dall’austerità dell’ufficio e avvicinarla all’immaginario pop e personale dell’epoca.
“La portatile, oggi, diventa un oggetto che uno si porta dietro come si porta dietro la giacca, le scarpe, il cappello; voglio dire quelle cose alle quali si bada e non si bada, cose che vanno e vengono, cose che tendiamo a smitizzare sempre di più”
– Ettore Sottsass
Olivetti Valentine: design e funzione

Nel progetto della Valentine il design è il vero protagonista: colore, forma e materiali concorrono a riscrivere il ruolo della macchina da scrivere nella vita quotidiana.
Il colore rosso e l’immaginario pop
Il corpo in plastica rosso acceso, accostato alla tastiera nera, rompe in modo netto con i toni grigio beige delle macchine d’ufficio tradizionali e la avvicina al linguaggio pop, ai prodotti di consumo e agli oggetti desiderabili degli anni Sessanta. La custodia, anch’essa rossa, è progettata come parte integrante dell’oggetto. Con la maniglia fissata al corpo macchina, la Valentine appare più come una piccola valigia, dichiarando fin da subito la propria diversità.
Qui il riferimento non è il mondo dell’ufficio, ma quello della Pop Art e dei beni di consumo che stanno cambiando la visione dell’Occidente. Sottsass stesso pensa alla Valentine come alla Bic Biro delle macchine da scrivere.
Scrivere ovunque si desidera
L’idea di fondo è quella di una macchina portatile realmente pensata per il viaggio, progettata per scrivere ovunque: sul tavolo di casa, in treno, in vacanza, non più soltanto sulla scrivania dell’ufficio. Il gesto di afferrarla per la maniglia e portarla con sé la avvicina a un accessorio personale, trasformando la scrittura in un’attività da poter fare ovunque, spontanea, parte della vita quotidiana.
La Valentine è qualcosa di diverso: una macchina per chiunque, da portare ovunque, in qualsiasi contesto. Il gesto che Sottsass ha in mente è quello di chi porta con sé la macchina da scrivere come porterebbe un libro, una borsa o una giacca.
Materiale e funzione
Dal punto di vista tecnico, la Valentine si basa sulla collaudata meccanica della Lettera 32, inserita però in un involucro in ABS dal carattere fortemente iconico, che ne ridisegna completamente la percezione. Questo sbilanciamento verso l’immagine genera nel tempo alcune critiche – tra cui una meccanica non sempre impeccabile e un prezzo elevato rispetto ad altre portatili – ma non ne intacca il successo, anche perché la Valentine diventa poi un’icona culturale.
Premi e riconoscimenti
A pochi anni dal lancio, viene premiata con il Compasso d’Oro nel 1970, entrando immediatamente nel novero degli oggetti che definiscono il design italiano del Novecento. Da macchina da scrivere pop si trasforma rapidamente in pezzo da museo, entrando nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art e il Metropolitan Museum of Art, il Victoria and Albert Museum e la Triennale di Milano, dove è esposta come oggetto di design a pieno titolo.
La consacrazione iconica della Valentine passa anche attraverso l’immaginario pop, appare anche nella stanza di Alex, il protagonista di Arancia meccanica, diretto da Stanley Kubrick.
Il poeta Giovanni Giudici, che lavora in Olivetti ed è autore di alcuni testi per le campagne pubblicitarie, definisce la Valentine una Lettera 32 travestita da “sessantottina”.
Parallelamente, Olivetti costruisce attorno alla macchina una campagna di comunicazione innovativa: grandi poster affissi in città, annunci su riviste, spot cinematografici e manifesti progettati da Ettore Sottsass insieme a illustratori e grafici contribuiscono a fissare nell’immaginario collettivo l’immagine di questa meravigliosa rossa portatile.
Oltre al colore rosso, ne sono state prodotte anche di colore bianco per l’Italia e blu e verde rispettivamente per la Francia e la Germania.
Perché la Olivetti Valentine è ancora oggi un’icona?
Ecco alcuni elementi chiave:
- il guscio in plastica rossa lucida, insieme alla custodia coordinata, trasforma la macchina in un blocco compatto, accessibile e subito riconoscibile, segnando una rottura netta con il grigio anonimo delle macchine d’ufficio tradizionali e introducendo un’estetica pop nel mondo degli strumenti di lavoro.
- La portabilità, enfatizzata dal case a secchiello e dalla maniglia fissata direttamente al corpo macchina, consente di trasportarla come una valigetta, suggerendo un uso più versatile e personale, informale e quotidiano della scrittura, svincolato dallo spazio rigido dell’ufficio.
- Il volume è semplice, vicino a un parallelepipedo dagli angoli arrotondati, è costruito attraverso una sintesi che privilegia la leggibilità dell’oggetto (proprio come voleva Sottsass): la barra frontale flottante, i tasti in rilievo e le parti meccaniche volutamente lasciate visibili contribuiscono a un’estetica non convenzionale rispetto alle altre macchine da scrivere del periodo.
- L’integrazione tra progetto industriale e comunicazione visiva, tipica della cultura Olivetti, fa della Valentine non solo un prodotto ma un oggetto simbolo, in cui forma, colore e immagine coordinata lavorano insieme per costruire identità e riconoscibilità.
- Averla immaginata non esclusivamente per l’ambiente professionale ma anche per studenti, creativi e giovani, contribuisce a ridefinire la macchina da scrivere come oggetto personale e meno strumento tecnico.
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E tu, conoscevi la storia della Olivetti Valentine di Ettore Sottsass?
Mariagrazia Repola – redattrice lifestyle Glamcasamagazine





















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