Mirò pittore, opere e vita di un artista unico

Ultima modifica 15/12/2023

Joan Miró i Ferrà è stato un pittore, scultore e ceramista spagnolo, tra i più grandi esponenti del surrealismo.

Nato a Barcellona nel 1893 e morto 100 anni dopo a Palma di Maiorca, Mirò è stato uno degli autori più importanti del Novecento e ha dedicato la sua carriera a una continua (ed estremamente interessante) sperimentazione artistica. Oggi il nome di Mirò è noto ai più, ma forse in pochi conoscono davvero la sua arte e la sanno riconoscere.

Joan Miro Barcelona 1935
Mirò a Barcellona nel 1935

La sua produzione artistica è stata spesso accostata all’avanguardia surrealista, di cui fece effettivamente parte dal 1924 al 1929. Tuttavia Miró, come tutti gli artisti davvero grandi e innovativi, non è facilmente etichettabile con definizioni prefabbricate e standardizzate (che peraltro il sottoscritto non ama particolarmente).

Mirò si distaccò dal movimento Surrealista dopo pochi anni dall’esserci entrato, a causa del rigido schematismo imposto dal teorico più importante del gruppo, ovvero André Robert Breton. Mirò voleva prima di tutto sperimentare, lo voleva fare di continuo e questo si sarebbe sposato male con l’appartenenza ad un qualsiasi sodalizio, che voleva invece darsi in qualche modo delle regole e degli obiettivi comuni.

L’immaginario artistico di Miró

L’immaginario artistico di Joan Miró è stato alimentato da diverse influenze, tra le più antiche le pitture rupestri primitive, ma anche le opere africane e spostandosi nel tempo quelle del cattolicesimo catalano. Tra i suoi modelli di riferimento compaiono anche le pitture dei grandi maestri nordici del XV secolo, come Hieronymus Bosch e le potenti ed emozionanti opere dell’espressionista Edvard Munch.

Rilevante fu senza dubbio il rapporto con i surrealisti e con i grandi maestri del Novecento come Pablo Picasso. Mirò però utilizzò tanti ingredienti diversi per dar vita e forma ad un suo stile personale e unico, caratterizzato da un forte spiritualismo e da un’incessante ricerca di un linguaggio che fosse universalmente comprensibile.

Miro

Opere famose di Mirò, dove sono conservate e quali sono le più importanti

Quella di Mirò è un’arte che si basa principalmente sull’emozione: è caratterizzata da colori brillanti e forti contrasti, linee sottili e soggetti onirici, spesso davvero distanti dalla realtà. Le opere che realizzava erano per lui solo un punto di partenza, il suo obiettivo era di sconvolgere e stravolgere tutto.

L’artista ha usato nel corso della sua lunga vita ogni tipo di materiale e supporto: tele, cartoni, pezzi di ferro: dando a tutto uguale dignità ed elevandoli ad opera d’arte. La sua creatività non si esprimeva solo attraverso le tecniche consuete e ormai ben codificate, ma spaziava e rifuggiva da etichette, si esprimeva, tra le altre cose, con collage, sculture (anche monumentali), litografie, ceramiche, ma anche con arazzi ed elaborate scenografie.

La sua progressiva e rapida emancipazione dal realismo lo ha spinto a cercare forme sempre più essenziali, alla ricerca di una profonda semplificazione della realtà stessa, o meglio della sua rappresentazione. Mirò è un’icona del surrealismo, ma anche questa etichetta, quella di pittore surrealista gli sta come detto decisamente stretta.

Quello che ha creato è un vero e proprio vocabolario espressivo, un vocabolario fatto di lettere e parole nuove, perfetto per dare forma e senso alla sua grande e costante sete di sperimentazione.

I colori per questo grande maestro acquistano un significato profondo e partecipano alla resa grafica della materia, rafforzandone enormemente l’impatto visivo. Ogni parte dell’opera concorre a creare un qualcosa di unitario e potente, proprio in questa unità.

Tra le opere più interessanti, significative, famose e utili a capire la visione di Mirò ci sono La fattoria (1921), Il Carnevale di Arlecchino (1924), Ballerina II (1925), L’oro dell’azzurro (1967) e Donna e uccello (1983).

La fattoria di Mirò

La fattoria di Miro

Custodita presso la National Gallery of Art di Washington, La fattoria è un’opera del periodo giovanile di Mirò, che ritrae un luogo a lui caro, ovvero la fattoria di famiglia a Mont-roing del Camp in Catalogna. Nell’immagine ho accostato la foto del quadro a quella della fattoria com’è ora.

In questo quadro il pensiero artistico di Joan Mirò è ancora legato ad una rappresentazione in parte realistica e piuttosto dettagliata del soggetto, non ci sono elementi evidenti che facciano intuire quella che sarà poi la sua straordinaria evoluzione poetica e artistica.

Proprio per questo è un’opera affascinante, in quanto segna un ideale punto di partenza, che come per molti artisti, che si sono rivelati in seguito grandi innovatori e sperimentatori, si colloca nei canoni di una rappresentazione a suo modo piuttosto classica.

Mirò pittore: Il Carnevale di Arlecchino

Mirò pittore

Decisamente iconica tra le opere di Mirò, questa rappresentazione è stata realizzata in un periodo non positivo per l’artista. Mirò viveva un momento cupo e difficile, all’insegna della più estrema povertà, un momento di isolamento sociale, durante il quale ha sofferto la fame e pare fosse soggetto ad allucinazioni.

Numerose strane presenze popolano infatti quest’opera, si tratta di soggetti polimorfi, di difficile individuazione, tra cui spicca una scala, oggetto che più di altri caratterizzerà l’immaginario del pittore in quanto simbolo della sua permanente sperimentazione artistica.

Protagonista dell’opera è Arlecchino (povero e colorato), nel quale molto probabilmente si rivedeva lo stesso Mirò e la composizione vuole rappresentare un mondo giocoso, creativo e libero, quello del Carnevale che Mirò avrebbe però voluto vivere tutti i giorni.

Mirò pittore: Ballerina II

Ballerina II

Quest’opera è una sorta di sparti acque, da questo quadro in poi è infatti evidente la piena adesione di Mirò al movimento surrealista e ai suoi principi cardine.

L’artista in questa composizione tende a perdere interesse per l’elemento figurativo e va a dare invece spazio e importanza a sfondi monocromatici ed elementi fortemente stilizzati.

Qui non si racconta la danza, con la classica ballerina, ma si percepisce un certo movimento, pur nella scomposizione e stilizzazione delle figure. La silhouette della danzatrice si può cogliere, ma allo stesso modo si nota la sua essenza, anche grazie a piccole citazioni e rimandi al mono del ballo e alla passione per lo stesso.

Mirò pittore: L’oro dell’azzurro

Mirò pittore

Mirò come tutti i grandi sperimentatori, era affascinato da altre culture e tra queste c’era quella giapponese. Mirò si appassionò in particolare alle poesie haiku, dei brevi componimenti ermetici e suggestivi.

Da questo interesse prese forma “L’oro dell’azzurro”, con una grande macchia blu che spicca al centro del quadro diventandone protagonista, attorniata da altre macchie nere più piccole su uno sfondo dorato.

In questo dipinto si fondono la sperimentazione artistica di Mirò, la sua sintesi più estrema e la sua personale e profonda percezione della Terra e del cosmo. Tra le sue passioni vanno ricordate anche quella per la musica e per lo studio delle costellazioni. Tutto questo aiuta a capirne meglio l’arte e al contempo anche il notevole spessore culturale.

Dona i ocell (Donna e uccello) – 1983

Dona i ocell

Inaugurata pochi mesi prima della morte dell’artista, la scultura si trova all’interno del parco Joan Mirò di Barcellona ed è stata pensata in un momento molto particolare, durante il quale il capoluogo catalano attraversava un profondo rinnovamento urbano.

Oltre a Mirò altri artisti in quello stesso periodo contribuire a dare nuovo volto e spessore alla città con le loro opere e vari interventi.

Mirò, con la sua scultura (che si sviluppa su un’altezza di ben 22 metri), riprende alcuni temi che gli sono stati molto cari, come il rapporto tra uomo e donna, tra la sessualità maschile e femminile. Evidenti sono poi anche i richiamo al connubio tra essere umano, natura e spiritualità. Si tratta di un lavoro complesso e profondo, che richiede un po’ di tempo per essere letto e compreso a dovere e che comunque ha diverse possibili chiavi di lettura e interpretazione, come spesso capita con i lavori del Maestro.

Mostre su Mirò e in quali musei vederne le opere

Mirò pittore
Fundació Joan Miró

I capolavori di Joan Miró sono oggi conservati ed esposti in diversi stati europei e non solo. Nel 1975 venne inaugurata a Barcellona la Fundació Joan Miró, al cui interno sono raccolte circa 10.000 opere del maestro catalano, tra sculture, dipinti, disegni, tempere e tappezzerie. Non solo quindi il Mirò pittore, ma una panoramica decisamente più ampia su tutta la sua vasta produzione.

Sempre in Europa una delle città in cui sono presenti numerosi lavori dell’artista è Parigi, dove le opere sono divise principalmente tra il Musée du Louvre e il Musée national d’Art moderne e il Centre Georges Pompidou. Oltre ai capolavori conservati all’interno dei musei, la città francese accoglie anche i due murales realizzati da Miró per la sede dell’Unesco.

murales sole luna
Murales Sole Luna

Sempre in Francia si trova anche il Labirinto (1961-1981), eseguito per il giardino della Fondazione Maeght a Saint-Paul-de-Vence da Josep Lluis Sert, al quale Miró contribuì con la realizzazione di diverse statue. Infine, diverse opere di Joan Miró sono conservate in numerosi musei statunitensi. Ad esempio, a New York è possibile ammirare i suoi capolavori al Solomon R. Guggenheim Museum, così come anche al Museum of Modern Art. Mentre a Buffalo, all’Albright-Knox Art Gallery, è conservato il suo Carnevale di Arlecchino.

Lorenzo Renzulli

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