L’ultima cena di Leonardo Da Vinci: interpretazione e significato del Cenacolo

L’ultima Cena di Leonardo Da Vinci: dipinto iconico del genio dell’arte rinascimentale, divenuto famoso in tutto il mondo. In questo articolo vediamo il significato dell’opera, le tecniche utilizzate da Leonardo, il pathos dei protagonisti e tutte le curiosità che riguardano questo capolavoro eterno.

Leonardo da Vinci, un genio che ha scritto l’arte (e non solo) dell’epoca rinascimentale Italiana. Un artista completo che riversò tutta la sua conoscenza nelle sue opere artistiche, architettoniche, filosofiche e musicali. Un filosofo ma anche scienziato e appassionato dell’ anatomia e architettura ( per la quale ha realizzato opere d’arte dal valore eterno come L’ Uomo Vitruviano, un disegno dalle proporzioni e figure geometriche perfette).

Leonardo da Vinci e le sue opere d’arte

Mi sono ritrovata faccia a faccia con la Gioconda, in una delle mie visite al Louvre di Parigi, e ho amato quel dipinto sin da subito. L’ho visto e rivisto tante colte cercandolo di scrutare da tutte le angolazione, di ammirare i tocchi cromatici originali e di cercare di spiare nella mia mente Leonardo da Vinci mentre la stava creando, per poi passare alla Vergine delle Rocce, un altro capolavoro senza tempo.

Londra, Monaco di Baviera, Parigi, San Pietroburgo e Washington sono alcune delle città straniere che posseggono alcune delle opere d’arte di Leonardo Da Vinci presso Musei e Gallerie d’arte, ma fortunatamente in Italia ne abbiamo ancora diverse. Tra Roma, Milano e Firenze abbiamo la più alta concentrazione dei suoi dipinti.

Com’è nata l’ Ultima Cena di Leonardo da Vinci

Oggi vi voglio parlare dell ‘Ultima Cena. Una delle centinaia di opere d’arte famose in tutto il mondo di Leonardo da Vinci che colpisce per la sua perfezione e armonia. Un’altro dipinto che merita tutta la nostra attenzione e analisi.

Dove si trova l’opera: Santa Maria delle Grazie a Milano

Ci troviamo a Milano, nel santuario di Santa Maria delle Grazie, una delle più alte opere architettoniche del Rinascimento e abbiamo davanti a noi L’Ultima Cena di Cristo.

Immaginiamoci il pathos di Leonardo mentre cercava di trasmettere i sentimenti che provava Gesù in quelli che sapeva essere gli ultimi suoi momenti prima di morire, prima di sacrificarsi per l’umanità. Nelle sue espressioni, nella sua gestualità e negli sguardi degli apostoli Leonardo doveva esprimere tutta la forza del Cristo, ma anche le paure degli apostoli e forse l’incompresione per quello che sarebbe successo.

Quando è stata realizzato il Cenacolo

L’ ultima cena è stata realizzata in 4 anni, un lavoro minuzioso e costante dal 1494-1498 da Leonardo Da Vinci.Il committente è Ludovico il Moro che sceglie la chiesa dei domenicani come mausoleo di famiglia. Le dimensioni del dipinto sono 460×880 cm. Quella di Leonardo è sicuramente la più famosa rappresentazione del Cenacolo, rappresentato già diverse volte nell’iconografia Cristiana, ma mai in questo modo.

Testimonianze del lavoro di Leonardo Da Vinci

Il vescovo Matteo Bandello, scrittore del 500′ ci lascia una testimonianza scritta nella sua Novella LVIII (1497) in cui esprime la costanza e l’impegno di Leonardo nella realizzazione dell’Ultima Cena. Ecco le sue parole:

«Soleva […] andar la mattina a buon’ora a montar sul ponte, perché il Cenacolo è alquanto da terra alto; soleva, dico, dal nascente sole sino a l’imbrunita sera non levarsi mai il pennello di mano, ma scordatosi il mangiare e il bere, di continovo dipingere.

Novella LVIII (1497)

Leonardo da Vinci viveva così le sue giornate per realizzare questo dipinto, con una passione e impegno del tutto rari, dalla mattina presto alla sera, era così assorto che addirittura si scordava di bere o mangiare. Lui dipingeva e dipingeva. Ma come lo faceva?

Stile e tecnica utilizzata per dipingere l’ Ultima Cena

Quali tecniche utilizzava? Ebbene, anche questo la dice lunga sull’impegno che ci mise. Leonardo era unico anche in questo. All’epoca, la tecnica dell’affresco era quella più gettonata e anche più semplice da realizzare. Lui volle superarsi e suoperare le barriere architettoniche del momento. Attraverso l’uso della prospettiva lineare, l’artista ha inserito illusioriamente la rappresentazione dell’Ultima Cena nello spazio reale del Refettorio. Quest’ultimo infatti, sembra proseguire a livello differente l’ambiente dipinto sulla parete.

Tecnica della pittura su tavola trasposta direttamente sul muro

Lo fece, dipingendo direttamente sul muro, proprio come dipingeva sulla tavola. Una cosa tutt’altro diversa! La tecnica della pittura su tavola, utilizzata per dipingere l’Ultima Cena gli permise di regalare quel tocco di umanità che ci arriva ancora oggi guardando il dipinto. Infatti, pitturando direttamente sul muro, poteva aggiungere continui ritocchi e modifiche sulle linee principali del disegno.

Dopo aver dipinto il cenacolo, Leonardo continuò con le sue ardite sperimentazioni tecniche, come nel caso della “Battaglia di Anghiari”, opera che ebbe un destino peggiore e che proprio a causa della tecnica adottata andò del tutto perduta e ci è nota oggi solo per un disegno di Rubens, realizzato nel 1603.

Copia di Paul Rubens della parte centrale del dipinto

Piccole e delicate pennellate per perfetta unità cromatica

Sono proprio queste piccole e delicate pennellate tono su tono che creano una perfetta unità cromatica e cura estrema nei dettagli che grazie a trasparenze e effetti di luce conferiscono all’Ultima Cena un’esclusiva unicità. Ti fanno sentire vicino all’artista e alla stessa tavola di Cristo. Tale tecnica ha permesso al maestro di dipingere opere molto raffinate come La vergine delle rocce e la Gioconda.

Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio l’opera.

Quale momento esatto descrive il dipinto dell’Ultima Cena?

La scena raffigura Gesù Cristo insieme ai suoi 12 apostoli seduti a tavola in modo molto scenografico, con una composizione che non cerca il realismo (tutti siedono dallo stesso lato del tavolo), ma crea un’immagine ad uso e consumo dello spettatore dell’opera.

Celebra il Pasto serale del Signore

I discepoli parlottano fra di loro, c’è chi invece osserva e ascolta Gesù e c’è chi invece sta pensando di tradirlo (Giuda). Gesù è emozionato e preoccupato al tempo stesso perchè sa che sarà giustiziando l’indomani. E’ il 14 nisan del 33 E:V e in quella sera Gesù voleva celebrare la cena pasquale, il così chiamato “ Pasto serale del Signore”.

La scena è descritta nel Vangelo di Metteo al meglio:

14  Quando venne l’ora, Gesù si mise a tavola* insieme agli apostoli 15  e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare con voi questa Pasqua prima di soffrire, 16  perché vi dico che non la mangerò più finché non si adempirà nel Regno di Dio”. Poi, dopo che gli fu passato un calice, rese grazie a Dio e disse: “Prendetelo e fatelo passare fra voi,   perché, vi dico, d’ora in poi non berrò più il prodotto della vite finché non verrà il Regno di Dio”.19  Quindi prese un pane e, dopo aver reso grazie a Dio, lo spezzò e lo diede loro, dicendo:

“Questo rappresenta il mio corpo, che dev’essere dato in vostro favore.

Continuate a far questo in mio ricordo”. Fece lo stesso con il calice alla conclusione della cena, dicendo: “Questo calice rappresenta il nuovo patto basato sul mio sangue, che dev’essere versato in vostro favore.

Vangelo di Matteo da 22: 19-20

L’esatto momento subito dopo aver detto “Il mio traditore è su questa tavola”

Ecco questa scrittura ben descrive la scena; Gesù Cristo stava dicendo agli apostoli come avrebbero dovuto celebrare la Pasqua in ricordo di Lui e del suo sacrificio per l’umanità. Avrebbero dovuto spezzare il pane, simbolo del suo corpo e bere il vino, simbolo del suo sange versato. A questo punto Gesù dice agli apostoli che sarebbe stato tradito proprio da uno di loro:

21  “Ma ecco, il mio traditore tiene la mano su questa stessa tavola, con me. Certo, il Figlio dell’uomo se ne va come è stabilito,ma guai a quell’uomo per mezzo del quale viene tradito!”23  Così cominciarono a chiedersi l’un l’altro chi di loro stesse davvero per far questo.

Vangelo di Luca da 22: 21,22

Qui puoi leggere il racconto completo direttamente nella Bibbia Online nel vangelo di Luca.

Soggetti, dettagli e simbologie dell’opera che pochi sanno

Il Cenacolo di Leonardo è una vera icona dell’arte e anche della cristianità, si tratta della più nota rappresentazione artistica dell’ultima cena, in assoluto.

Non sempre, davanti ad un’opera così popolare ci si sofferma su tutti i suoi dettagli, che spesso, visto il periodo nel quale è stata realizzata e il genio del suo autore, nascondono non poche simbologie. Il fatto che l’opera non sia in buone condizioni ne rende poi ancora più difficile l’analisi.

La scena dipinta da Leonardo si svolge in una stanza con il soffitto decorato a cassettoni e appesi alla pareti ci sono degli arazzi, oggi quasi illeggibili. Ci sono poi tre aperture, una porta e due finestre sulla parete che fa da sfondo alla composizione e il numero tre torna nel raggruppamento degli apostoli che sono organizzati in 4 gruppi da 3, per un totale come noto, di 12. Molta cura è riservata poi alle pietanze presenti a tavola, così come anche ad ogni altro dettaglio della scena.

Un elemento che pochi notano, complice i problemi di conservazione dell’opera sono le pietre che ornano le vesti di cristo e i 12 apostoli. Si tratta di pietre che hanno simbologie bibliche, ma anche medievali, quindi Leonardo non sempre si è attenuto ad un’iconografia direttamente riconducibile alle sacre scritture, ma l’ha anche attualizzata, creando in alcuni non poca confusione. Sul tema sono anche stati scritti dei romanzi, oltre a dei saggi e questo fa capire quanto l’opera incuriosisca e affascini, diventando spesso anche occasione di dibattiti e creative interpretazioni.

Interpretazione dell’opera e espressioni e gestualità degli apostoli

E’ questo il momento che Leonardo vuole catturare. Le espressioni e i sentimenti attoniti dei suoi discepoli, che tanto l’avevano amato, avevano lasciato tutto per lui. E ora si interrogavano su chi di loro potesse fare una cosa simile, e se fosse davvero vero, mettevano in dubbio le parole di Cristo.

Stupore e disordine

L’effetto che ne deriva è un’ondata di stupore e disordine. Leonardo vuole cogliere i “moti dell’animo” e la condizione psicologica degli apostoli in quel momento senza compromettere l’unità scenica dell’insieme della scena.

Pietro il quarto da sinistra impugna un coltello e chinandosi impetuosamente in avanti (azione che denota la sua principale caratteristica dell’impulsività descritta nella Bibbia) scuote l’apostolo Giovanni chiedendogli

“Di’, chi è colui a cui si riferisce?” (Giovanni 13: 24).

Giuda si guarda colpevole

Giuda il discepolo che lo tradirà invece si distingue perchè con uno sguardo duro stringe la borsa e indietreggia con aria colpevole, con i soldi della cassa del tempio come detto in Giovanni:

Giuda tiene il coltello

Alcuni infatti pensavano che, siccome Giuda teneva la cassa

Giuda 13: 29

A cosa si ispira Leonardo per raffigurare la faccia del traditore di Cristo? Si dice che assomigli al priore delle Grazie, Padre Vincenzo Bandello, una figura co cui spesso discuteva l’artista sulle modalità e tempistiche della realizzazione del dipinto.

Nella parte destra del tavolo invece( da sinistra a destra) Matteo, Giuda Taddeo e Simone sono stupiti e attoniti, non riescono a credere alle parole di Gesù, per questo guardano smarriti il resto dei commensali.

Matteo, Giuda Taddeo e Simone

Giacomo il Maggiore (quinto da destra) è stupefatto e apre le braccia in segno di negazione come a non credere ciò che potrebbe succedere, mentre Filippo con le mani al petto vuole giustificarsi e confermare la sua innocenza ed estraneità al piano diabolico.

Giacomo e Filippo

Dalla desrizione nei Vangeli sappiamo che subito dopo quest’attimo di stupore, gli apostoli chiesero “Chi ti tradirà?” e Gesù rispose: “L’uomo a cui darò questo pezzo di pane”. Allora Gesù diede un pezzo di pane a Giuda Iscariota. Subito Giuda si alzò e se ne andò.

Restauro dell’opera: fisionomia degli apostoli e colori del dipinto

Come avvenne anche per altre opere di Leonardo, la tecnica sperimentale, adottata per l’ultima cena ha portato ad un suo degrado piuttosto rapido e per molti versi inarrestabile. Per questo il dipinto subì nel corso dei secoli numerosi interventi di restauro, che in alcuni casi andarono a consolidare parti dello stesso, in altri si tradussero in vere e proprie ridipinture, inconcepibili al giorno d’oggi.

In alcuni casi, come documentato anche in un saggio dello storico dell’arte britannico Kenneth Clark, alcuni apostoli videro cambiare la loro fisionomia nel corso del tempo ad opera di restauratori non sempre all’altezza della situazione, d’altra parte mettere mano su un Leonardo non è impresa facile, per nessuno.

Altro discorso meritano poi i colori del dipinto, che senza dubbio nel corso del tempo sono divenuti meno vividi, rispetto a quelli originariamente scelti dal genio toscano. Quest’opera è famosissima, ma è molto curioso e senza dubbio interessante constatare come tante sui riproduzioni fotografiche, come quelle usate per alcune cartoline, magliette o altri gadget, siano in realtà in gran parte delle ricostruzioni o comunque degli abbellimenti, più o meno goffi, rispetto alla reale situazione del dipinto.

Quando è stata restaurata l’opera di Leonardo?

Il più noto intervento di restauro contemporaneo dell’opera è durato più di 20 anni: dal 1977 al 1999.

Avvenne in quanto diversi studi e ricerche attestarono l’inevitabile deterioramento del dipinto L’ultima Cena. Per questo iniziò l’opera di restauro che ha mobilitato scienziati, critici d’arte e restauratori di tutto il mondo. In seguito alla tecnica sperimentale di Leonardo da Vinci di pitturare direttamente su parete, (tecnica che non reggeva con i colori e tecniche del momento l’umidità) la superficie del dipinto del Cenacolo presentava lesioni e polvere che avrebbe portato alla inesorabile degradazione del dipinto.

Opera dichiarata Patrimonio dell’Umanità ell’Unesco

L’ opera è stata dichiarata nel 1980 come patrimonio dell’umanità dell’ Unesco, e dovrebbe partire il restauro per l’igienizzazione del microclima del Cenacolo finanziato per un milione di euro da Eataly e per 1,2 milioni da fondi statali.

Copie e ispirazioni dell’ Ultima Cena

L’ Ultima Cena di Leonardo Da Vinci è stata fonte di ispirazione per artisti moderni e scrittori contemporanei. Tante sono state le interpretazioni del dipinto, qualcuno si è esposto anche ad interpretazioni esoteriche. Famosa è l’interpretazione che ne dà Dan Brown nel thriller “Codice Da Vinci” in cui vede Gesù come Maria Maddalena. Teoria fantasiosa ampiamente bocciata dalla Cristianità e dalle Scritture Cristiane.

Le copie uguali dell’ Ultima cena

Considerato il successo del dipinto sono state realizzate tante copie come affreschi oppure pitture su tele o tavole di grandezza naturale o miniature. La più pregiata è la copia del Giampietrino, assistente di Leonardo che spicca per la sua similitudine più concreta, esposta alla Royal Academy di Londra. Giacomo Raffelli, Marco d’Oggiono e Luigi Cagna sono altri artisti che hanno creato copie similari esposte in musei e gallerie d’arte.

Cenacolo e la pop art con Andy Warhrol

Artisti contemporanei hanno rivistato in chiave moderna l’Ultima Cena Vinciana, ma la più eclatante e famosa è la appresentazione dell’artista dell’ arte contemporanea Andy Warhol, il padre della Pop Art. L’Ultima cena viene così rivisitata con un’anima pop nell’a serie di dipinti ingranditi, tagliati, colorati, desaturati chiamataLast Supper che si è rivelata poi l’ultima serie a cui lavoro Andy Warhol prima di morire.

Dove vedere L’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci?

La Cena di Leonardo da Vinci si trova a Milano, sul piazzale della chiesa Santa Maria delle Grazie, a sinistra dell’ingresso principale, essa non appartiene alla Chiesa: è infatti un museo di stato.

Costo del biglietto per visitare il Cenacolo

Il costo di un biglietto intero al Cenacolo è di 12 euro. Previsti sconti per biglietto ridotti (per chi ha da 18 a 25 anni, docenti) e gratuità (minori di 18 anni e altre categorie). Il museo ci tiene a sottolineare questo vista l’emergenza Coronavirus:

Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria, al fine di garantire a tutti una visita in sicurezza, i turni di visita durano 15 minuti per un numero massimo consentito di 5 persone per volta.

A cura di Gloria Gargano founder glamcasamagazine.it

Paragrafo – “Soggetti, dettagli e simbologie dell’opera che pochi sanno” Approfondimento a cura di Lorenzo Renzulli– storico dell’arte

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