Ultima modifica 25/08/2026
Ti piace il design? Il nostro viaggio alla scoperta di stili e movimenti tra arte, architettura e arredamento continua; oggi voglio parlarti dell’International Style.
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Indice
Che cos’è International Style?
L’International Style è una corrente dell’architettura moderna sviluppatasi tra gli anni ’20 e ’30 del 1900 e definita ufficialmente nel 1932 dalla mostra Modern Architecture: International Exhibition al Museum of Modern Art di New York. Il termine fu ideato dallo storico Henry-Russell Hitchcock e dall’architetto Philip Johnson per descrivere un insieme di architetture accomunate dal rifiuto dell’ornamento, dalla prevalenza del volume sulla massa e da una nuova concezione della facciata come superficie leggera e regolare.
Più che uno stile nel senso tradizionale del termine, l’International Style rappresentò quindi un modo nuovo di concepire il progetto. Le differenze nazionali lasciavano spazio a un linguaggio architettonico fondato sulla struttura, sulla funzione, sui nuovi materiali industriali e sulla possibilità di costruire spazi più flessibili. Tra i suoi protagonisti figurano Le Corbusier, Ludwig Mies van der Rohe e Walter Gropius, insieme a figure come J. J. P. Oud. Il loro lavoro sarebbe diventato una delle matrici fondamentali dell’architettura e dell’interior design del ‘900.
International Style: dalla nuova architettura alla consacrazione del 1932
Le radici dell’International Style si trovano nella trasformazione tecnologica e culturale che attraversa l’Europa dopo la Prima guerra mondiale. L’industrializzazione aveva modificato non soltanto i processi produttivi, ma anche il modo di immaginare la città e le case. Acciaio, cemento armato e grandi superfici vetrate consentivano di separare la struttura portante dalla facciata, liberando gli interni dai vincoli della muratura tradizionale.
Walter Gropius portava queste ricerche all’interno del Bauhaus, fondato a Weimar nel 1919; Le Corbusier elaborava una teoria dell’architettura basata su volume, superficie e pianta; Mies van der Rohe sviluppava invece una ricerca sempre più rigorosa sulla struttura e sulla continuità dello spazio. La Villa Savoye di Le Corbusier, costruita a Poissy tra il 1929 e il 1931, sintetizza molti di questi principi attraverso pilastri, pianta libera, facciata libera, finestre orizzontali e tetto-giardino.
Il passaggio decisivo avviene a New York nel 1932. La mostra del MoMA, curata da Hitchcock e Johnson, riunisce fotografie, modelli e progetti di architetti europei e americani e presenta al pubblico statunitense una nuova idea di architettura moderna. Il catalogo dell’esposizione contribuì a fissare il vocabolario critico con cui questa produzione sarebbe stata interpretata per decenni.
I principi dell’International Style: il volume prende il posto della massa

La definizione dell’International Style elaborata nel 1932 può essere ricondotta a 3 principi fondamentali:
- architettura concepita come volume;
- regolarità della facciata;
- assenza di ornamenti.
Il primo principio modifica radicalmente l’immagine dell’edificio. La costruzione tradizionale tendeva a essere percepita come una massa solida, definita dalla muratura e dal proprio peso. Nell’International Style, al contrario, il volume nasce dall’interazione di piani, superfici e strutture. La parete non deve necessariamente coincidere con la struttura portante ma può diventare una superficie continua, mentre colonne e pilastri assumono il compito di sostenere l’edificio.
Da qui deriva anche il secondo principio. La simmetria tipica dell’architettura classica viene sostituita dalla regolarità della struttura e dalla ripetizione modulare. Significa quindi che l’ordine non viene più costruito attraverso un asse centrale e una composizione speculare ma è la struttura a organizzare la facciata e lo spazio.
Il terzo principio è il rifiuto dell’elemento decor applicato. Cornici, modanature e apparati ornamentali non sono necessari. Questo perché è il carattere dell’edificio che deve emergere dalle sue proporzioni, dalla struttura, dai materiali e dal rapporto tra pieni e vuoti.
È in questo contesto che si colloca anche il principio, più ampio e non esclusivo dell’International Style, secondo cui la forma deve seguire la funzione.
Il progetto moderno non parte dall’apparenza che l’edificio dovrebbe assumere, ma dalle attività che dovrà contenere, dalla struttura che le rende possibili e dalle esigenze di chi lo abita.
Acciaio, vetro e cemento: quando la struttura diventa anche estetica
L’International Style non può essere separato dalla rivoluzione dei materiali. Il cemento armato permette di concentrare il carico e di liberare le facciate; l’acciaio rende possibile una struttura più sottile e regolare; il vetro trasforma la superficie esterna in uno strumento che mette in relazione interno, luce e paesaggio.
Il risultato è un’architettura in cui la luce naturale assume un ruolo progettuale. Un esempio? Le grandi finestre orizzontali di Le Corbusier non sono semplicemente una scelta estetica ma sono pensate per aumentare l’illuminazione degli ambienti e costruiscono un rapporto continuo con l’esterno.
In Mies van der Rohe questa ricerca raggiunge una forma particolarmente rigorosa. La Tugendhat House di Brno, progettata tra il 1928 e il 1930, utilizza struttura, vetro e continuità spaziale per creare interni in cui la separazione tra stanze e paesaggio diventa più fluida.
È qui che il cosiddetto Mies van der Rohe design acquista la sua forza: non nell’assenza assoluta di dettagli, ma nella capacità di fare del dettaglio costruttivo parte integrante dell’estetica. La riduzione non equivale a povertà visiva. Al contrario, quando vengono eliminati gli elementi superflui, proporzioni, giunti, superfici e materiali diventano molto più evidenti.
International Style interior design: come portarlo nella casa contemporanea

Trasferire l’International Style negli interni di oggi significa lasciare che lo spazio, la struttura e gli arredi costruiscano insieme l’identità dell’ambiente.
Una casa ispirata all’International Style può quindi partire da una distribuzione leggibile, da pareti visivamente pulite, da aperture ampie e da una palette controllata. Bianco, grigio, nero, beige e tonalità naturali funzionano come base, mentre il colore può essere introdotto attraverso oggetti di design, tessili o singoli elementi d’arredo. Anche il legno è importante così da evitare interni freddi e poco personali.
Una libreria, una lampada, un tavolo o una poltrona possono diventare elementi architettonici dell’ambiente quando sono scelti per proporzioni, materiali e posizione, non semplicemente per riempire uno spazio.
I pezzi storici aiutano a comprendere ancor meglio questa logica, vediamo come.
Pezzi di design modernisti da conoscere
La Barcelona Chair, progettata da Mies van der Rohe nel 1929, combina una struttura metallica incrociata con cuscini composti da singoli elementi rivestiti. È un oggetto riconoscibile, ma la sua presenza resta leggera. In un soggiorno contemporaneo può funzionare come seduta singola accanto a un divano dalle forme più morbide.
La Cesca Chair, disegnata da Marcel Breuer nel 1928, mostra invece il rapporto tra tecnologia e artigianato. Il telaio continuo in acciaio tubolare sostiene una seduta in legno e paglia di Vienna, sfruttando il principio cantilever per ottenere flessibilità e leggerezza. Attorno a un tavolo contemporaneo, anche in legno naturale o pietra, mantiene quella capacità di mettere in dialogo materiali e linguaggi differenti che è uno degli aspetti più interessanti del modernismo.
La LC4 Chaise Longue, progettata nel 1928 da Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, rappresenta forse nel modo più evidente il rapporto tra forma e funzione. Il telaio in acciaio tubolare sostiene una superficie reclinabile progettata intorno al corpo e alle diverse posizioni del relax. Presentata al Salon d’Automne di Parigi nel 1929, è diventata una delle icone del design moderno. Oggi la scegliamo come pezzo statement in una zona lettura o la collochiamo accanto a una grande finestra.
Cosa ci insegna l’International Style oggi?
L’eredità dell’International Style è ambivalente. La sua diffusione internazionale ha prodotto alcuni degli edifici più influenti del Novecento, ma ha anche favorito, in alcune applicazioni successive, una standardizzazione dell’architettura moderna
Gli elementi International Style da riportare in casa sono sicuramente la chiarezza della distribuzione di spazi e arredi, la leggibilità della struttura, la qualità della luce, la misura delle proporzioni e la scelta consapevole dei materiali.
Non si tratta solo di uno stile, ma qui il movimento diventa metodo. La sua attualità dipende dalla capacità di chiedere a ogni elemento dell’ambiente una spiegazione: perché quell’elemento è lì, quale funzione svolge, come modifica la luce, come dialoga con il resto dello spazio. È una domanda ancora valida per qualsiasi progetto di interior design contemporaneo, soprattutto in un momento in cui l’abitazione tende a essere sovraccaricata di immagini, oggetti e riferimenti stilistici. Non dobbiamo cadere nell’errore che ridurre significa rendere anonimo e impersonale uno spazio. In realtà nel progetto moderno può essere uno strumento per rendere più visibili architettura, materiali e vita quotidiana.
È questa, a mio avviso, la lezione più preziosa dell’International Style.
Mariagrazia Repola – redattrice lifestyle Glamcasamagazine





















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