Giorgio de Chirico tutto sul pittore metafisico (vita opere e curiosità)

Ultima modifica 09/02/2024

Giorgio de Chirico, nato in Grecia da famiglia italiana nel 1888 e morto a Roma nel 1978, è stato un pittore, scultore e scrittore di grande talento e cultura, principale esponente della corrente artistica della Metafisica, che possiamo definire come strettamente imparentata con il surrealismo.

Giorgio de Chirico è noto ai più per i suoi manichini e per altri soggetti ed elementi fortemente riconoscibili e a lui facilmente riconducibili, come le sue emblematiche e suggestive architetture, vediamo come è nata e si è evoluta nel tempo la sua creatività.

Formazione ed evoluzione artistica di Giorgio de Chirico

Giorgio de Chirico tutto sul pittore metafisico
Autoritratto di Giorgio de Chirico (1940 circa)

Nel 1896 la famiglia di Giorgio de Chirico tornò da Atene a Volos e in quel momento Giorgio prese le sue prime lezioni di disegno dal pittore greco Mavrudis e in seguito imparò anche dal pittore e soldato Carlo Barbieri e dallo svizzero Jules-Louis Gilliéron.

Nel 1899 frequentò brevemente il Liceo Leonino di Atene, ma tornò presto a studiare in casa con docenti privati. Oltre all’arte, studiò l’italiano, il tedesco, il francese e la musica.

Nel 1903 si iscrisse al Politecnico di Atene per approfondire lo studio della pittura e proprio in quegli anni realizzò la sua prima natura morta.

Nel 1906, Giorgio, assieme al fratello e alla madre si trasferì dalla Grecia all’Italia, visitò Milano e poi si trasferì a Firenze dove frequentò l’Accademia di belle arti per un anno, in seguito si iscrisse all’Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera. In quel periodo venne influenzato dall’arte di Arnold Böcklin e di Max Klinger e frequentò anche delle lezioni di Franz von Stuck.

Nell’estate del 1909 si trasferì a Milano, ma spesso si spostava a Firenze, città dove intorno al 1910 dipinse la sua prima piazza metafisica: “L’enigma di un pomeriggio d’autunno”.

Per anni, dal 1911 al 1915, visse a Parigi, dove partecipò al Salon d’Automne e al Salon des Indépendants e frequentò i principali artisti dell’epoca, tra i quali anche Pablo Picasso.

In particolare fu la conoscenza di Apollinaire a influenzarlo parecchio, così come un peso non da poco ebbe l’influenza di Paul Gauguin.

La sua fama iniziò a crescere tra il 1912 e il 1913, anche se non guadagnava molto. Fu in questo periodo che diede forma ai suoi primi manichini e ad altri lavori che divennero poi tra i principali per la pittura del XX secolo.

Nel 1924 e nel 1932 partecipò alla Biennale di Venezia e nel 1935 alla Quadriennale di Roma. Era ormai un artista affermato.

Tra il 1936 e il 1937 si stabilì a New York avviando collaborazioni con gallerie e anche con Picasso e Matisse.

Negli anni cinquanta collaborò con vari giornali italiani e la sua pittura fu caratterizzata da autoritratti, vedute e soggetti che oggi sono fondamentali pagine della storia dell’arte.

Nel 1944 si trasferì a Piazza di Spagna a Roma, dove aveva anche il suo atelier. Proprio nella città eterna morì, il 20 novembre del 1978 a novant’anni, dopo che pochi mesi prima il suo compleanno venne celebrato in Campidoglio. La sua tomba si trova in una cappella nella chiesa di San Francesco a Ripa, nella quale sono esposte tre opere donate dalla vedova Isabella Pakszwer: un autoritratto, la “Donna velata” (con le sembianze della moglie) e la “Caduta di Cristo”.

Giorgio de Chirico è stato un artista longevo, prolifico, colto, che ha viaggiato molto e si è confrontato con grandi maestri, ha studiato, sperimentato e prodotto, anche per questo, opere estremamente interessanti e affascinanti.

La pittura Metafisica di Giorgio de Chirico

Giorgio de Chirico tutto sul pittore metafisico
Cavalli di Giorgio de Chirico (1952)

Giorgio de Chirico ha vissuto una vita eccezionalmente piena, ricca di spunti, studi, viaggi e incontri, anche con alcune delle più rilevanti icone della storia dell’arte mondiale.

Tutta la sua vasta produzione artistica si può però sostanzialmente, almeno semplificando e sintetizzando parecchio le cose, dividere in due grandi categorie. Ci sono le opere che de Chirico dipinse prima della nascita della metafisica, definite oggi come enigmatiche e quelle che invece sono effettivamente metafisiche a pieno titolo.

Prima della nascita della metafisica, i suoi soggetti erano ispirati dalla luce del giorno in particolare quella ammirabile nelle città mediterranee, ma poi, come noto, rivolse gradualmente una crescente attenzione alle architetture classiche, particolarmente enigmatiche e suggestive, in particolare per come era solito rappresentarle lui.

Specialmente i lavori che realizzò dal 1915 al 1925 erano sostanzialmente tutti caratterizzati dalla presenza di architetture simboliche e molto essenziali, che facevano da scenografie ad ambientazioni quasi spettrali.

Ci sono anche gli interni metafisici totalmente incongrui rispetto al contesto (ad esempio una barca a remi in un salotto, operazione quasi dadaista), rappresentati con grande attenzione e spesso con minuzia quasi ossessiva, ma nonostante questo lontani dal concetto di realismo e per certi versi anche di surrealismo, vista l’atmosfera.

Nella sua produzione artistica, con il passare degli anni, si ritagliò uno spazio sempre più rilevante quella che possiamo definire come una interpretazione romantica della classicità (è nato in Grecia non scordiamolo), ma anche un notevole interesse per la tecnica dei grandi maestri rinascimentali (era italiano, anche questo va ricordato).

Giorgio de Chirico sperimentò diversi stili e tecniche, ad esempio il pittore russo Nikolaj Nikolaevič Lochov gli insegnò la tempera grassa e quella verniciata che usò poi per realizzare tele naturaliste e ritratti, caratterizzati da colori molto caldi. Si interessò anche alla scultura in terracotta e in bronzo, che usò per portare nella terza dimensione alcuni dei suoi soggetti preferiti.

Per molti anni continuò a dipingere contemporaneamente sia opere tradizionali che metafisiche, s’interessò anche di scenografia, illustrazione e incisione.

La nascita della pittura metafisica

Piazza Italiana de Chirico
Piazza Italiana di Giorgio de Chirico (1913)

La nascita della pittura metafisica è un capitolo assolutamente fondamentale per cercare di capire la grandezza di Giorgio de Chirico.

La nascita della metafisica avvenne (per convenzione) a Firenze nel 1910. I quadri di questo periodo sono particolarmente memorabili.

A Ferrara nel 1917, de Chirico conobbe il pittore futurista Carlo Carrà, con cui iniziò un percorso che lo portò a perfezionare i canoni della pittura metafisica e anche a teorizzare e successivamente a divulgare le sue idee attraverso la rivista Pittura metafisica.

Mi pare molto interessante e stimolante evidenziare come l’idea di metafisica di Giorgio de Chirico riuscì tra le altre cose anche ad ispirare delle architetture reali, realizzate in alcune città di fondazione fascista, dove il razionalismo italiano andò a lavorare su forme, spazi e particolari architettonici definibili a pieno titolo proprio come metafisici, o ad ogni modo decisamente allineati alla poetica di de Chirico.

Un elemento, quasi iconico, se si parla di Giorgio de Chirico è poi quello del manichino, presente in molte sue opere. Rappresenta (tra le altre cose) l’uomo-automa contemporaneo, in parte con ogni probabilità ispirato “dall’uomo senza volto”, personaggio di un dramma di Alberto Savinio.

Giorgio de Chirico scrittore

libro de chirico

Come detto, non solo Giorgio de Chirico realizzava opere di pittura, scultura, incisione, scenografia, ecc., ma era anche un uomo colto, che produsse diversi scritti teorici, oltre a memorie autobiografiche. Scrisse poi anche dei brevi racconti e un romanzo, intitolato Ebdòmero e pubblicato nel 1929, che è in sostanza una sorta di manifesto del suo ricco immaginario visivo.

Scrisse poi opere difficilmente etichettabili, a metà strada tra il romanzo e il testo teatrale. Come alcuni suoi dipinti, anche certi suoi scritti erano nebulosi o comunque di non facile e diretta interpretazione e proprio per questo particolarmente affascinanti, come solo un enigma ben architettato sa essere.

Ha scritto un interessante “Piccolo trattato di tecnica pittorica”, la “Commedia dell’arte moderna” (scritta con Isabella Far) e l’autobiografia “Memorie della mia vita”, è stato autore anche di preziose poesie in francese, pubblicate postume.

Ettore e Andromaca di Giorgio de Chirico

Giorgio de Chirico tutto sul pittore metafisico
Ettore e Andromaca di Giorgio de Chirico (1917)

Ettore e Andromaca è un dipinto a olio su tela di Giorgio de Chirico, conservato oggi presso il Politecnico di Milano. Questo quadro, piuttosto noto, raffigura un passo dell’Iliade, quello in cui Ettore saluta la moglie Andromaca prima di uscire dalle mura di Troia per andare ad affrontare Achille.

L’eroe troiano ostenta un orgoglioso coraggio, anche davanti alla morte certa, mentre Andromaca tenta in tutti i modi di dissuaderlo. Con la mancata rappresentazione delle braccia l’artista vuole significare l’impossibilità di Andromaca di trattenere l’amato, dovendosi di fatto arrendere ad un destino già scritto, quello che porterà Ettore a morire per mano di Achille.

Il riferimento, in questa come in altre opere di de Chirico, alla classicità, non si vede quindi solo nelle architetture e altri elementi, ma anche nei soggetti rappresentati e nelle storie che le composizioni raccontano.

Lorenzo Renzulli

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