Ultima modifica 22/09/2025
Nel mondo della moda internazionale, pochi nomi evocano lo stesso senso di audacia, lusso e rivoluzione come quello del grande Gianni Versace. Nato a Reggio Calabria nel 1946, Versace sperimentò con i primi schizzi e tessuti già all’età di nove anni. Si avvicinò alla moda da ragazzo, lavorando nell’atelier gestito dalla madre, una sarta molto dotata. Con la sua visone e il suo genio, Gianni Versace ha saputo costruire un impero – ereditato poi alla sua morte dalla sorella Donatella Versace -, capace di ridefinire l’estetica degli anni ’80 e ’90. Il suo stile inconfondibile, simboleggiato dalla Medusa, è sempre stato un emblema di forza, eccesso e libertà creativa. Un genio che, ahinoi, ci ha lasciati troppo presto.
Questa è la sua storia…
Indice
Chi era Gianni Versace?
Gianni Versace ha sfidato tutte le convenzioni della moda, a partire dall’introduzione di materiali innovativi come il metal mesh e l’oroton (materiale che imita l’oro), e mescolando elementi della classicità greco-romana con riferimenti pop e barocchi, creando un linguaggio visivo unico, iconico e trasgressivo. Tra tutti gli stilisti famosi del periodo, i suoi abiti si distinguevano da tutto il resto: colori vividi, stampe audaci e tagli che celebrano il corpo, ha ridefinito il concetto di glamour e ha reso la moda uno strumento di espressione personale e di emancipazione. Grande merito va a Versace anche perché è stato tra i primi a comprendere il potere delle celebrità e modelle, trasformando le sfilate in eventi imperdibili, e contribuendo a lanciare figure come Naomi Campbell, Cindy Crawford e Claudia Schiffer come vere icone di stile, oltre che supermodelle. Ha avuto un impatto culturale profondo, abbattendo anche tanti tabù legati alla sessualità. La sua capacità di unire arte, musica e moda ha creato un filo conduttore tra il più sofisticato made in Italy e il glamour internazionale, rendendo il marchio Versace sinonimo di lusso, eccentricità ma soprattutto tendenza.
La storia di Gianni Versace
Giovanni Maria Versace, noto a tutto il mondo come Gianni Versace, nacque a Reggio Calabria il 2 dicembre 1946. Cresciuto in una città di mare e ricca delle testimonianze della Magna Grecia, Versace sviluppò fin da piccolo una sensibilità estetica acuta, nutrita dai marmi, dai mosaici e dai miti ellenici che abbondano nella sua terra d’origine. La figura della Medusa, oggi emblema iconico della maison, affonda le sue radici proprio in questa fascinazione per l’antichità classica. Come diceva lui stesso, chi guarda la Medusa viene catturato per sempre.
Frequentò il Liceo Classico Tommaso Campanella e, sebbene non portò a termine gli studi, la cultura classica lasciò un’impronta indelebile e profonda nella sua estetica, che avrebbe poi tradotto in un linguaggio visivo contemporaneo, lussuoso e sovversivo.
Il suo apprendistato nella sartoria di famiglia, gestita da sua madre Francesca, fu la vera fucina del suo talento. Qui Gianni Versace apprese l’importanza del prodotto confezionato a mano, e la potenza espressiva che un abito nasconde. Versace era affascinato da ogni gesto, la precisione e la ritualità della creazione sartoriale, imparando che la moda è prima di tutto mestiere e tecnica ma anche arte.

I primi passi nella moda
Negli anni ’70, dopo un breve interesse per l’architettura – disciplina che, come vedremo, lo influenzerà nelle sue creazioni di moda – si trasferì a Milano. Era il 1972 quando iniziò a lavorare per Genny – un’azienda italiana di abbigliamento prêt-à-porter di Arnaldo Girombelli -, disegnando prima la linea giovane Byblos e successivamente Complice, una linea più sperimentale. Questi lavori gli permisero di affinare la sua visione e mettersi alla prova in un ambiente in cui la moda italiana iniziava a cambiare.
Nel 1978, animato dai successi che stava ottenendo, ma anche dalla sua identità sempre più forte, Gianni Versace presentò la sua prima collezione donna nella suggestiva cornice del Museo della Permanente a Milano. Inutile dirlo, fu un successo. Nello stesso anno aprì la sua prima boutique in Via della Spiga, nel cuore del Quadrilatero della Moda. Così comincia la storia dell’impero Versace. Fin dalla sua prima collezione nel 1978, ha proposto una nuova idea di femminilità, celebrando la sensualità e la fisicità con tagli provocanti e materiali innovativi, come il metal mesh e l’oroton, una maglia metallica leggera che ha rivoluzionato il concetto di tessuto nella moda.
La consacrazione di Gianni Versace nel mondo
Dopo l’apertura della sua boutique milanese nel 1978, Gianni Versace divenne una star della moda internazionale. Gli anni ’80 furono un decennio segnato dall’ostentazione e dalla spettacolarizzazione di sé, e Versace seppe incarnare alla perfezione lo spirito dei tempi, anticipandone le pulsioni con geniale preveggenza. Le sue creazioni erano sensuali, strutturate, cariche di simbolismi. L’abito Versace voleva attenzione, trasudava teatralità. Fu il primo a capire il potere dei materiali tecnici nel prêt-à-porter femminile: scelse volutamente di inserire, nei suoi abiti, il metallo, la pelle, le reti di maglia, trasformando le donne in guerriere mitologiche, facendole sentire delle amazzoni contemporanee.
Le sue collezioni prendevano ispirazione da periodi come il Classicismo, l’arte bizantina, ma anche il Settecento e gli anni Venti e Trenta del Novecento, reinterpretando dettagli come i mosaici di Ravenna, i drappeggi delle statue romane e le linee sinuose dell’Art Déco. Questa capacità di tradurre la storia in moda era evidente anche nei suoi riferimenti all’arte greco-romana, ben rappresentati dal celebre logo della Medusa, e in motivi ricorrenti come la chiave greca. La sua moda però non è mai stata una semplice riproposizione del passato, ma una reinvenzione continua, capace di evocare la potenza e il mistero della mitologia greca in chiave contemporanea.
Medusa, figura mitologica greca, incarna per Versace un potere magnetico e fatale. Chi si lascia conquistare dalla sua moda rimane in un certo senso pietrificato e non può tornare indietro. Questo mito riflette perfettamente la filosofia dello stilista, che ha sempre voluto catturare l’attenzione e l’immaginazione di chiunque indossasse o ammirasse le sue creazioni. Raccontò di aver scelto Medusa ispirandosi a un mosaico romano raffigurante la Gorgone, vicino a dove giocava da bambino tra le rovine di un tempio greco.
Il suo sguardo però era rivolto anche all’arte contemporanea, ispirandosi ad artisti come Gustav Klimt, Robert Delaunay, Alexander Calder, Roy Lichtenstein e soprattutto Andy Warhol, di cui reinterpretò i ritratti di Marilyn Monroe e James Dean in una collezione iconica del 1991. Tra l’altro questa collezione fu riproposta da Donatella Versace nel 2018, proprio per la sua attualità.
E sempre nel 1991, durante una sfilata al Ritz di Parigi, Gianni Versace portò in passerella per la prima volta insieme le supermodelle Linda Evangelista, Naomi Campbell, Christy Turlington e Cindy Crawford, sulle note di Freedom! di George Michael. Non fu solo una sfilata, ma la nascita del concetto stesso di supermodel, ovvero modelle come vere icone di stile.
Nel ’92/’93 la collezione Miss S&M fu un vero e proprio manifesto del potere femminile. Versace portò in passerella un’estetica ispirata al bondage e al sadomasochismo, non tanto per pura provocazione, ma per affermare un’idea di potere femminile. Cinghie in pelle nera, collari, pettorine in metallo, catene dorate, fibbie vistose, gonne sfrangiate, e borchie ovunque. L’estetica fetish entrava a pieno titolo nel vocabolario dell’alta moda. Versace prese in prestito i simboli del BDSM, rendendoli glamour e sofisticati, senza mai perdere di vista l’elemento teatrale.
È stato anche un prolifico costumista per produzioni teatrali, disegnando anche per artisti dello spettacolo. Amava il teatro, per lui rappresentava la libertà. Ha collaborato con il Balletto del Teatro alla Scala di Milano e ha disegnato i costumi per il balletto di Strauss Josephslegende nel 1982 e per il Don Pasquale di Donizetti. Ha anche realizzato i costumi per cinque produzioni del Béjart Balle e non dimentichiamo che ha creato costumi anche per Madonna, Elton John e Prince.
Nel 1982 cominciò anche a occuparsi di gioielli e articoli per la casa, progettando arredi di lusso, porcellane e tessuti per la casa. Nel 1989, l’azienda si espanse anche nell’alta moda con il lancio di Atelier Versace.
La famiglia Versace: non solo Gianni
Oltre la moda e l’arte, Gianni Versace amava sopra ogni cosa la sua famiglia. Accanto a lui, fin dall’inizio, i due fratelli: Santo e Donatella, figure imprescindibili nella vita personale e professionale dello stilista.
L’azienda Versace è sempre stata una questione di famiglia. Gianni coinvolse la sorella Donatella come vicepresidente e sua musa, affidandole un ruolo chiave nella supervisione creativa e nelle strategie di comunicazione, e il fratello Santo come presidente.
Santo Versace rappresentava il lato manageriale del brand, quello che trattava con gli investitori e che teneva i conti in ordine. Donatella era la sua luce, confidente più intima di Gianni e sua complice. Le affidò la direzione della linea giovane Versus e la coinvolse in ogni decisione creativa. Donatella poi ha dovuto ereditare non solo tutto l’Impero Versace, ma spesso – come ha affermato lei stessa più volte – ha avuto paura di non essere all’altezza di quel fratello così geniale.
Gianni Versace e la moda italiana degli anni ’80

Le sue creazioni erano caratterizzate da colori vivaci, stampe audaci e tagli che esaltavano le curve naturali del corpo. I suoi abiti erano una ventata d’aria fresca, in contrasto con il gusto prevalente per i colori tenui e la semplicità, come abbiamo visto con Giorgio Armani, considerato suo grande rivale nel mondo della moda. Simile allo stile di Versace sotto alcuni aspetti abbiamo invece Roberto Cavalli. La sua moda è stata espressione di libertà e sensualità, difatti la donna Cavalli è audace, selvaggia, grazie a un’estetica che rompe gli schemi.
Dobbiamo tener presente che questi sono anche gli anni in cui il Made in Italy esce dai confini della tradizione e del gusto all’italiana, per abbracciare le visioni audaci e rivoluzionarie degli stilisti, che diventano le nuove celebrità internazionali. Indossare un capo firmato da Armani, Versace o Valentino non era più solo una questione di stile, ma una dichiarazione di identità e di aspirazione: significava scegliere chi si voleva essere e come si desiderava essere percepiti agli occhi degli altri.
Negli anni Ottanta, la moda italiana si impone con una forza mai vista prima, grazie a una combinazione di creatività sfrenata e marketing. Milano, insieme a Parigi, diventa la capitale mondiale del fashion system. Le campagne pubblicitarie, affidate ai migliori fotografi in circolazione, trasformano i designer in icone: basti pensare agli scatti del fotografo americano Richard Avedon per Versace, ancora oggi considerati veri capolavori di comunicazione visiva.
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La tragica morte di Gianni Versace
La mattina del 15 luglio 1997, Gianni Versace, rientrato da una passeggiata mattutina, stava salendo i gradini di Casa Casuarina – la sua villa in stile neorinascimentale su Ocean Drive – quando un uomo gli si avvicinò e gli sparò due colpi alla testa con una pistola. Bastarono pochi secondi. Alle 9:21 del mattino, all’arrivo al Jackson Memorial Hospital, Gianni Versace fu dichiarato morto. Aveva solo 50 anni.
Quel giorno, per una scelta del tutto casuale, lo stilista aveva deciso di andare personalmente a prendere i quotidiani, cosa che non faceva mai perché erano gli assistenti a portargli il giornale.
L’assassino era Andrew Cunanan, un giovane con un passato turbolento e una mente disturbata, già ricercato per una serie di omicidi avvenuti nei mesi precedenti. Cunanan aveva già ucciso quattro uomini, ed era in fuga da settimane. La morte di Versace fu il suo ultimo crimine, prima che si togliesse la vita otto giorni dopo.
La stampa trasformò l’omicidio di Versace in un caso mediatico. Le domande erano molte e le risposte poche. Perché Versace? Era una vittima scelta a caso o c’era un legame tra i due? Secondo l’FBI, i due si sarebbero incontrati nel 1990 in un nightclub di San Francisco, forse durante un evento o conoscenze comuni. In un articolo divenuto celebre pubblicato su Vanity Fair, la giornalista Maureen Orth raccontò che Cunanan sosteneva di aver frequentato Versace in ambienti di escorting maschile tra San Francisco e Miami. Tuttavia, la famiglia Versace ha sempre smentito con forza qualsiasi contatto tra i due.
La sua morte fu uno shock per il mondo intero, e le immagini del suo compagno Antonio D’Amico, accasciato in lacrime accanto al suo corpo, fecero il giro del mondo. Donatella e Santo Versace, devastati, si trovarono improvvisamente a dover portare avanti l’impero del fratello. Il corpo di Versace fu cremato e le sue ceneri furono riportate nella tenuta di famiglia vicino a Cernobbio e sepolte nella tomba di famiglia al cimitero di Moltrasio, vicino al lago di Como. Alla liturgia funebre di Versace, tenutasi nel Duomo di Milano, parteciparono oltre 2.000 persone, tra cui Carolyn Bessette-Kennedy, Naomi Campbell, Elton John e Diana, principessa del Galles, che morì in un incidente d’auto un mese dopo.
Gianni Versace non è stato solo uno stilista, ma una vera icona. E tu, conoscevi la sua storia?
Mariagrazia Repola – redattrice Glamcasamagazine





















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