Ultima modifica 18/03/2025
Elsa Schiaparelli non è stata solo una stilista italiana famosissima, forse non tutti lo sanno, ma a 21 anni pubblicò il suo primo libro di poesie, Arethusa, una raccolta che non fu ben vista dalla sua famiglia e che per questo decise di allontanarla da casa. Una mente brillante e creativa, Elsa Schiaparelli ha anche inventato un colore, il rosa shocking, una gradazione molto intensa del magenta.
Conosciamola meglio!
Indice
Chi era Elsa Schiaparelli?
Stilista visionaria e pioniera della moda surrealista, la vita di Elsa Schiaparelli è stata tutt’altro che ordinaria. Nata nel 1890 a Roma in una famiglia aristocratica e colta, crebbe in un ambiente intellettualmente stimolante. Diventò famosa a Parigi dove fondò la sua maison nel 1927, dopo anni di viaggi tra Europa e America. Inizialmente si dedicò alla maglieria con creazioni audaci e innovative, come il suo famoso maglione trompe-l’œil con un fiocco disegnato, che le valse l’attenzione immediata dell’élite parigina e di riviste prestigiose come Vogue. I suoi modelli celebravano il surrealismo e la moda eccentrica con uno stile rivoluzionario che sfidava le convenzioni. Il suo interesse per l’arte e il suo approccio non convenzionale alla moda la portarono a collaborare con alcuni degli artisti più importanti dell’epoca. Famoso è il suo sodalizio con Salvador Dalí.
La vita di Elsa Schiaparelli: sognatrice e ribelle
Elsa Schiaparelli nacque il 10 settembre 1890 a Roma a Palazzo Corsini, da una famiglia aristocratica e colta. Suo padre, Celestino Schiaparelli, era un rinomato studioso di lingue orientali e direttore della Biblioteca dell’Accademia dei Lincei, mentre sua madre, Giuseppa Maria de Dominicis, apparteneva a una nobile famiglia napoletana. L’influenza intellettuale nella sua vita fu significativa anche grazie a suo zio, Giovanni Schiaparelli, celebre astronomo scopritore dei canali di Marte.
Fin da bambina, dimostrò un carattere ribelle e creativo, come lei stessa ammise nella sua autobiografia Shocking life. Il background culturale e l’erudizione dei membri della sua famiglia contribuirono ad accendere le facoltà immaginative degli anni infantili della piccola Elsa. Amava molto leggere e scrivere; si dedicò agli studi di filosofia sognando di diventare poetessa, e infatti, nel 1911, pubblicò una raccolta di poesie, Aretusa, che scandalizzò molto la sua famiglia dalle idee più conservatrici, ed è per questo che fu allontanata da casa e mandata in un convento in Svizzera.
Ovviamente la giovane Schiap, come lei stessa si chiamava parlando di sé in terza persona, non voleva restare lì e sottomettersi alla rigida autorità di quell’ambiente. Decise di intraprendere uno sciopero della fame; i suoi genitori furono costretti a riportarla a casa. Nonostante l’agiatezza, è sempre stata insoddisfatta da quello stile di vita che, seppur agiato, considerava claustrofobico.
Il breve matrimonio e la nascita della figlia
Elsa Schiaparelli non sarebbe però rimasta a casa ancora a lungo, il suo desiderio di avventura era troppo forte, e difatti nel 1913 partì per Londra per prendersi cura di bambini orfani, dopo aver ricevuto un’offerta da un’amica. L’incarico però, si rivelò inadatto per lei.
Fu in Inghilterra che conobbe il conte William de Wendt de Kerlor, un teosofo, che sposò, all’inizio del 1914. Schiaparelli aveva ventitré anni, suo marito trenta. De Kerlor tentò di guadagnarsi da vivere con la sua reputazione da sensitivo, ma la coppia si sosteneva principalmente con la dote nuziale e un assegno fornito dai genitori di Elsa Schiaparelli.
Nel 1915, furono costretti a lasciare l’Inghilterra, vivendo in modo itinerante tra Parigi, Cannes, Nizza e Monte Carlo, prima di partire per l’America. Ebbero una figlia, Maria Luisa Yvonne Radha, soprannominata “Gogo“. Il matrimonio però fu breve e infelice, suo marito abbandonò presto la famiglia.
Nel 1921, alla piccola Gogo di 18 mesi fu diagnosticata la poliomielite, che si rivelò una sfida estenuante sia per la madre che per la bambina. Schiaparelli fece poi cambiare legalmente il cognome della bambina con il suo prima del loro ritorno in Francia nel 1922. Nel 1924 divorziò definitivamente dal marito.
Rimasta sola con la figlia, Elsa Schiaparelli fece diversi lavori per mantenersi. Durante questo periodo a New York, entrò in contatto con l’avanguardia artistica e intellettuale dell’epoca, frequentando personaggi come Marcel Duchamp e Man Ray, che influenzarono la sua visione estetica. In questi anni fece molto affidamento sul sostegno emotivo della sua cara amica Gabrielle ‘Gaby’ Buffet-Picabia, moglie dell’artista dadaista surrealista Francis Picabia, che aveva incontrato per la prima volta a bordo della nave durante la traversata atlantica verso l’America nel 1916. Ed è proprio con i Picabia che decise di tornare a Parigi.

Il ritorno a Parigi e l’incontro con la moda
Fu a Parigi che entrò in contatto con l’ambiente della moda dell’epoca. Iniziò a disegnare abiti per sé stessa e per amici. La sua carriera di stilista fu inizialmente influenzata dal couturier Paul Poiret, che era famoso per aver abolito il corsetto dai suoi abiti e aver promosso stili che garantivano una maggiore libertà di movimento, abiti perfetti per la donna moderna, elegante e sofisticata. In seguito, Schiaparelli si riferì a Poiret come un mentore generoso e un caro amico.
Elsa Schiaparelli non aveva alcuna formazione nel mondo della moda. Il suo metodo era puro istinto, si basava sull’impulso del momento, man mano che il lavoro procedeva. Drappeggiava il tessuto direttamente sul corpo, a volte usando se stessa come modella. Questa tecnica seguiva l’esempio di Poiret, che aveva anche lui creato abiti drappeggiando. I risultati così apparivano non artificiosi e facili da indossare. Con l’incoraggiamento di Poiret, avviò una propria attività, che però stoppò presto nonostante avesse riscosso molto interesse.
Leggi anche la nostra guida completa sugli stilisti famosi che hanno cambiato il mondo della moda.
I primi successi e la nascita dello Schiap Shop
Ci riprovò poi lanciando una collezione di maglieria, siamo all’inizio del 1927, utilizzando uno speciale punto a doppio strato. Realizzò maglioni neri decorati con disegni bianchi che presentavano immagini trompe-l’œil surrealiste. I suoi primi modelli apparvero anche su Vogue e attirò immediatamente l’attenzione dell’élite parigina. Il maglione era stato cucito a mano da una donna armena che aveva un piccolo laboratorio artigianale. La donna collaborò con Schiaparelli per realizzare l’intera collezione.
Nel 1928, Schiaparelli lanciò la sua prima collezione completa, caratterizzata da linee audaci e silhouette sportive. La collezione “pour le Sport” si espanse per includere anche costumi da bagno, abbigliamento da sci e abiti in lino. Nel 1935 nasce lo Schiap Shop.
In questi anni realizzò i maglioni tatuaggio, costumi da bagno in jersey e accessori, ma anche top e pigiami. Creò borse in metallo, abbinò materiali diversi in modo nuovo, come la lana con la seta, o la gomma con la pelle. Utilizzò tessuti anche sintetici, aggiunse agli abiti le cerniere a vista e gioielli eccentrici. Le sue creazioni erano molto apprezzate sia a Parigi che a New York. Versò la metà degli anni ’30 lavoravano per lei più di 400 sarte.
Aveva anche una sezione nel suo negozio dedicata ad abiti prêt-à-porter già pronti, un qualcosa di innovativo per l’alta moda parigina. È stata anche la prima stilista a disegnare collezioni basate su un tema unico. Le sue sfilate erano spettacolari, sembrava di assistere a un’opera teatrale. Lavorò anche come costumista per il teatro e per il cinema.
Due parole sono sempre state bandite da casa mia: creazione, che mi sembra il massimo del pretenzioso, e impossibile.
Elsa Schiaparelli

Elsa Schiaparelli: tra arte e rosa shocking
Elsa Schiaparelli intrecciò il mondo della moda con l’arte surrealista e cubista, collaborando con figure come Jean Cocteau, Salvador Dalí, Tristan Tzara e Pablo Picasso. Le sue creazioni spesso omaggiavano artisti o si ispiravano direttamente alle loro opere. Tra le innovazioni più iconiche, nel 1931 Jean Dunand dipinse a trompe-l’œil pieghe sugli abiti da lei creati, evocando le vesti dell’antica Grecia, mentre Man Ray immortalò la stilista in scatti pubblicati su Vogue e Harper’s Bazaar.
Negli anni ’30, Schiaparelli diede vita a pezzi unici, come il bracciale di metallo e pelliccia insieme a Meret Oppenheim, le spille con Giacometti e guanti decorati da Picasso, che in seguito evolsero in modelli con artigli dorati e unghie in pitone rosso. Le sue creazioni includevano anche cappelli scultorei, come tricorni e bombette con veletta, che riscossero grande successo e furono interpretati come metafore dell’inconscio, ancdando oltre l’idea si semplici capi da indossare.
Innovatrice nei materiali e nelle tecniche, Schiaparelli introdusse il primo tessuto simile alla carta stampata, ispirato alla tecnica papier collé usata da Picasso e Braque, e nel 1934 realizzò l’abito corteccia d’albero in rayon stropicciato. Introdusse l’uso dei tessuti sintetici negli abiti da sera, ma anche il tweed. Non esitò a sperimentare anche con la plastica, come dimostra il mantello di rhodophane del 1936. Inoltre, anticipò le spalle imbottite e squadrate, diventate un elemento distintivo della moda anni ’40.
Nel 1937 lanciò il celebre colore rosa shocking, un magenta vivace e caldo, utilizzato in molte collezioni e associato al profumo Shocking!, il cui flacone, disegnato dalla scultrice Leonor Fini, riproduceva le forme della silhouette di Mae West. Le collaborazioni con Dalí portarono alla creazione di accessori eccentrici, come il portacipria a forma di quadrante telefonico, la borsa in velluto a forma di telefono, il cappello-scarpa rovesciata e il tailleur con tasche a cassetto, ispirato alla Venere di Milo con cassetti dello stesso pittore. Troviamo anche un tailleur con labbra rosse in patchwork, cappelli a nido di gallina, un abito a forma di lacrima. Il surrealismo era ovunque, in particolare in una delle sue collezioni più celebri, Il Circo, del 1938, che comprendeva il famoso abito-scheletro.
L’influenza artistica di Schiaparelli si estese però oltre il surrealismo, con richiami a Botticelli e all’arte italiana medievale e rinascimentale. Sempre innovativa, fu tra le prime a trasformare la cerniera in plastica colorata, in un elemento decorativo anziché nasconderla.

La seconda guerra mondiale e la fine della maison
Durante la Seconda guerra mondiale, la maison Schiaparelli subì un duro colpo, riducendo produzione e manodopera. Elsa Schiaparelli affrontò il periodo con ironia, reinterpretando temi militari nelle sue creazioni, come il completo rifugio antiaereo. Nel luglio 1940, con l’occupazione tedesca di Parigi, lasciò la città partendo per gli Stati Uniti, dove tenne conferenze sulla moda femminile, e dove ottenne il prestigioso Neiman Marcus Fashion Award. Le fu offerta la direzione del dipartimento di moda del MoMA di New York, ma rifiutò per tornare a Parigi nel gennaio 1941.
Tuttavia, dovette presto ripartire per New York, dove rimase fino alla fine del conflitto. Tornata a Parigi nel 1945, presentò la sua prima collezione postbellica a settembre.
Nel dopoguerra, Schiaparelli continuò a stringere accordi con aziende americane e aprì una sartoria a New York nel 1949. A Parigi, assunse giovani talenti come Hubert de Givenchy, Pierre Cardin e Philippe Venet.
Il suo stile però subì un declino con l’avvento della collezione New Look di Christian Dior nel 1947, che rivoluzionò la moda femminile con linee morbide e silhouette più arrotondate, oscurando l’estetica strutturata di Schiaparelli.
Negli anni ’50 Dior e Cristóbal Balenciaga diventarono gli stilisti più all’avanguardia. In questi anni la sua azienda affrontò gravi difficoltà economiche, fino alla chiusura definitiva il 13 dicembre 1954.
Nello stesso anno, Schiaparelli pubblicò la sua autobiografia Shocking Life (che consiglio tanto di leggere) e si ritirò in Tunisia. Morì nel sonno il 13 novembre 1973.
Il brand Schiaparelli è stato poi rilanciato da Diego Della Valle, riportando in vita la visione avanguardistica della stilista. A oggi, è uno dei brand più amati anche dalle star. Il suo impatto sulla storia della moda rimane indelebile.
Conoscevi la storia di Elsa Shiaparelli?
Mariagrazia Repola – redattrice Glamcasamagazine





















Cosa ne pensi?