Capicorda per impianti elettrici: come si usano e a cosa servono

Posted on

Ultima modifica 15/03/2021

Ti è mai capitato di dover fare qualche lavoretto di elettrotecnica in casa, per esempio ammodernare il sistema elettrico? In questo caso, potrebbe esserti necessario fare uso dei capicorda, ovvero quei dispositivi utilizzati per collegare i cavi agli apparecchi elettrici. Vediamo insieme a cosa servono e come si usano! 

Cos’è il capocorda

Il capocorda è fondamentalmente un’aletta metallica che raccorda un cavo o un filo ad un secondo elemento, come un altro cavo o un meccanismo o un elettrodomestico, per fornirgli alimentazione per il funzionamento. L’aletta è di solito rivestita di un materiale plastico isolante, per evitare che durante la procedura o l’utilizzo dell’apparecchio si creino pericolosi carichi di energia. 

Si sceglie di usare un capocorda nel momento in cui non è possibile effettuare un collegamento stabile e permanente. Il grande vantaggio di questa soluzione è l’accessibilità e la facilità d’uso: se ci fosse un guasto non ci vorrebbe molta fatica per sostituire il capocorda.

Il materiale dipende dal tipo di lavoro che si deve eseguire. Alluminio, ottone e rame sono perfetti per esempio per usi elettrici non esposti a tensione. Una placcatura può aiutare ad evitare l’ossidazione dei metalli nelle condizioni in cui il fenomeno è più probabile.

Tipi di capocorda

Il tipo di capocorda viene ovviamente scelto in base al genere di superficie con la quale si sta lavorando. Le tre grandi classificazioni in cui si dividono questi elementi del circuito elettrico sono la forma, la dimensione e l’isolamento. 

In fatto di forma possiamo riassumere dicendo che: 

  • una aletta a forcella, cioè a forma di U, si usa per raccordare un cavo ad un terminale fissato con una vite
  • una aletta a O o ad anello chiuso è più indicata per un terminale imbullonato
  • una aletta a perno si adatta a terminali a perno, oppure a lama a pressione

Il raccordo può essere di varie dimensioni, una caratteristica utile a raccordare un grosso cavo con un terminale di dimensione altrimenti troppo piccola. 

L’ultima caratteristica, come detto in precedenza, è la presenza eventuale di materiale isolante. Non è sempre necessario che sia incluso: un circuito senza tensione o con un diverso posizionamento può non richiedere l’isolante. Al contrario invece, quando si lavora con l’elettricità, è bene scegliere connettori e capocorda ben isolati per ragioni di sicurezza. 

Come raccordare il cavo

Un cavo può essere legato al proprio capocorda in almeno due modi: 

  • tramite saldatura, cioè riscaldamento ad alta temperatura con uno strumento apposito, che “scioglie” una parte del metallo e la usa come colla
  • tramite aggraffatura, cioè con un utensile che piega un pezzetto di metallo e lo utilizza come una graffetta di congiunzione la cui forma non è troppo diversa da una graffetta di quelle usate per tenere insieme i fogli di carta.
signature

Cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

No Comments Yet.

Previous
Scuola di Barbizon: origine, definizione e artisti famosi
Capicorda per impianti elettrici: come si usano e a cosa servono

Su questo sito utilizziamo strumenti di prime o terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente utilizzati per consentire il corretto funzionamento del sito (cookie tecnici), per generare report sull’utilizzo della navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore.