Arte Povera: storia, temi, tecniche e materiali del movimento artistico

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Ultima modifica 13/06/2024

L’Arte Povera è un movimento artistico nato e diffusosi in Italia (e non solo) nella seconda metà degli anni sessanta del Novecento, specie nel torinese.

Si è trattato di un importante movimento artistico internazionale, che ha raccolto artisti di varia formazione (tra i quali Mario Merz, Giuseppe Penone, Mario Ceroli), fondato nel 1966 dal critico italiano Germano Celant (1940-2020) e stato così chiamato per via dell’utilizzo di materiali considerati “umili” o appunto “poveri”.

L’Arte Povera è collocabile a pieno titolo tra le grandi avanguardie artistiche del ‘900, assieme a Futurismo e Dadaismo, giusto per citarne un paio. Ovviamente ogni movimento aveva i suoi precisi scopi, approcci e linguaggi.

Il movimento dell’Arte Povera nasce in aperta polemica con l’arte tradizionale, della quale rifiuta tecniche e supporti, facendo non a caso ampio uso di materiali “poveri” come terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali, ecc. L’intento è quello di evocare al meglio tematiche e strutture originarie del linguaggio della società contemporanea.

Il movimento si inserisce nel panorama della ricerca artistica dell’epoca, quindi ha stretti legami con l’arte concettuale propriamente detta, ma venne anche influenzato da esperienze come quelle dell’arte pop, minimale e della Land Art.

L’obiettivo degli artisti che usavano materiali poveri e creavano composizioni innovative e sorprendenti, speso ironiche, con gli stessi, era quello di superare l’idea tradizionale secondo cui l’opera d’arte occupa un livello di realtà per molti versi sovratemporale e trascendente.

Arte Povera
Giovanni Anselmo Scultura che mangia, 1968

Per capire meglio gli intenti dell’arte povera appare illuminante la provocazione che deriva dall’opera di Giovanni Anselmo Scultura che mangia (1968, collezione Sonnabend, New York), formata da due blocchi di pietra che schiacciano un cespo di lattuga, vegetale il cui destino inevitabile è quello di deperire.

Frequente tra gli artisti del movimento era anche l’uso di elementi viventi, come in Kounellis, il quale fissò un vero pappagallo su una tela dipinta, a dimostrazione del fatto che la natura dispone di più colori di qualsiasi dipinto realizzato dall’uomo.

Arte Povera
Mimesis, Paolini, 1975

Un’altra critica portata avanti dagli artisti dell’arte povera fu quella contro la concezione dell’unicità ed irripetibilità dell’opera d’arte, un concetto ancora molto attuale (basti pensare alle infinite possibilità del digitale).

Mimesis, di Paolini, ne è un buon esempio, l’opera consiste in due identici calchi di gesso rappresentanti una scultura dell’età classica, posti l’uno di fronte all’altro con l’intento di simulare una conversazione.

L’Arte Povera e la guerra in Vietnam

Arte Povera
Vietnam di Pistoletto, 1975

Durante la guerra del Vietnam, l’Arte Povera, con alcuni dei suoi principali esponenti, si avvicinò ai movimenti di protesta, contrari all’intervento americano. L’opera Vietnam di Pistoletto (1965, collezione Menil, Houston) è emblematica a riguardo, si tratta della raffigurazione di un gruppo di manifestanti realizzati con delle sagome fissate ad uno specchio, in modo tale che i visitatori della galleria si riflettessero in esso e diventino parte del gruppo di pacifisti e dell’opera stessa, un’intuizione estremamente efficace e attuale.

L’arte povera non solo era molto vicina alla realtà, alle persone, quindi anche alla politica e alle scelte della stessa, ma prestava massima attenzione agli stili di vita, delle varie culture, sempre con grande rispetto per i diversi punti di vista.

arte povera
Igloo di Merz

Nelle opere di Merz, ad esempio, questo aspetto è evidente nei suoi igloo, creati con differenti materiali (come metallo, vetro e legno), avviando una riflessione sulla capacità di adattamento di un popolo all’ambiente in cui vive.

Arte Povera e rapporto tra uomo e natura

Il rapporto tra uomo e natura è uno dei temi maggiormente trattati dai diversi artisti che hanno approcciato all’arte povera. In Marotta e Gilardi (Orto, 1967) la natura è però rivisitata in chiave artificiale, come per attualizzare la materia e renderla più vicina ad un sentimento di cambiamento epocale che va inevitabilmente a coinvolgere l’uomo e la sua stessa percezione del mondo in cui vive.

Questa percezione è stata resa ancora più incerta nei quadri specchianti di Pistoletto, che si aprono letteralmente al mondo assorbendo tutto ciò che vi si trova di fronte, mettendo profondamente in discussione il rapporto con l’ambiente, sempre più complesso e mutevole.

In una direzione diversa vanno invece gli “schermi” privi di immagine con i quali Mauri riproduce il telone cinematografico e che influenzeranno anche i primi lavori di Mario Schifano. Tuttavia le sue creazioni si aprono comunque alla realtà quotidiana più popolare, come un Casetta Objects Achetés, del 1960, che lo porta a sviluppare una profonda riflessione non solo su uomo e natura, ma contemporaneamente anche su arte e storia.

Arte povera e immagini stereotipate

Arte Povera
Silhoutte di Ceroli

Molti artisti che si sono avvicinati all’arte povera hanno lavorato sull’idea di un’immagine stereotipata, come Ceroli (Si/No, 1963), che tratta in modo seriale silhoutte prese dalla storia dell’arte, o insiemi di figure umane moltiplicate e serializzate. Una ricerca ancora molto attuale sotto vari punti di vista.

Arte Povera
Quadro per un mito, Tacchi, 1965

Sono considerati stereotipi anche i “gesti tipici” di Lombardo (Gesti tipici-Kennedy e Fanfani, 1963), i ricalchi di immagini di Mambor o le scene da rotocalco o di quadri famosi rivisitate in stoffa variopinta da Tacchi (Quadro per un mito, 1965). Sono delle provocazioni, delle opere profondamente concettuali, che come tali vanno ovviamente molto oltre la materia di cui sono composte.

Arte Povera in cucina e non solo

L’arte povera, come spesso capita, non solo esprime concetti, spesso alti, ma è diventata nel tempo anche uno stile riconoscibile e apprezzabile, da usare ad esempio per dare una precisa identità alla propria casa.

Lo stile d’arredo in arte povera utilizza materiali semplici che creano atmosfere calde ed intime, grazie ad esempio all’ampio utilizzo di mobili in legno massello, meglio se artigianali e con decori ed elementi rustici o comunque piuttosto minimali.

Spesso l’arredo in arte povera è caratterizzato da uno stile che potremo definire come country, nato dal rinnovato desiderio  di assaporare tra le mura domestiche, atmosfere rassicuranti, ma anche piacevolmente naturali. Le cucine in arte povera ne sono un ottimo esempio, diventano il cuore pulsante della casa.

Un altro aspetto che può risultare di interesse, oltre che molto attuale, in cucina, come potenzialmente in ogni spazio di una casa che guardi con interesse all’arte povera è poi quello del riuso, anche funzionale e creativo dei materiali, a cui dare nuova vita e dignità.

Michelangelo Pistoletto e l’arte povera

Arte Povera
Venere degli stracci di Pistoletto

Il massimo esponente italiano dell’arte povera è il torinese Michelangelo Pistoletto e la sua opera maggiormente iconica è senza dubbio la Venere degli stracci.

Le opere di Pistoletto, nella loro allusività classica, sembrano voler sollecitare lo spettatore a mettere in discussione il concetto stesso di scultura, come normalmente la si intende.

La sua Venere degli stracci, del 1967, contrappone una montagna di indumenti dismessi, buttati alla rinfusa, in un variopinto cumulo, alla candida copia di una statua neoclassica posta di spalle rispetto all’osservatore.

Questa installazione, ironica e irriverente come spesso è la migliore arte povera, mette a confronto in modo provocatorio la bellezza ideale con l’estetica di prodotti, anzi di veri e propri scarti, nati e moltiplicati dalla società dei consumi. Pistoletto propone così un’immagine disturbante, che punta tutto sul contrasto tra arte e non-arte, tra ideale e reale, tra finzione e verità, tra bellezza classica e “spazzatura” e ci aiuta a stare con i piedi per terra e a riposizionare e rivalutare la nostra stessa concezione di arte.

Lorenzo Renzulli

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