Chi sperimenta il ready-made?

Ultima modifica 29/02/2024

Cos’è il ready-made, l’ha mai sentito? L’arte contemporanea ha avuto un impatto dirompente e spesso non pienamente compreso dai più. Lo ha avuto a vari livelli, in innumerevoli settori, ha influenzato e cambiato il nostro modo di guardare il mondo e di approcciare allo stesso.

L’evoluzione dell’arte è stata un’evoluzione del pensiero. Quando l’arte ha potuto e voluto elevarsi e liberarsi dall’essere mera rappresentazione del reale, ha saputo esprimersi al suo massimo, anche se molti ancora faticano a vederlo e comprenderlo pienamente.

Pensiamo ad esempio al Dadaismo, ovvero a quel movimento artistico che ha preso e decontestualizzato elementi della quotidianità, elevandoli a pezzi d’arte o comunque suscitando curiosità, interesse e magari anche ilarità.

L’arte non deve per forza piacere a tutti, ma se sa stupire, sa far riflettere, sa mettere in discussione quello che crediamo di sapere, ha già svolto un ruolo molto rilevante.

Attraverso il ready-made l’artista si trasforma in colui che riesce a dare un nuovo significato alle cose. Ma di che si tratta esattamente?

Il ready-made nell’arte di Marcel Duchamp

ready-made

Marcel Duchamp utilizzò per primo in ambito artistico il termine ready-made nel 1913, con la sua, oggi celebre opera, Bicycle Wheel (categorizzabile in realtà come un ready-made rettificato, in quanto si tratta di una ruota di bicicletta collegata ad uno sgabello tramite una forcella).

Marcel Duchamp è famoso per vari altri ready made, rettificati e non. Nel caso di un ready made rettificato c’è un intervento, una qualche modifica, mentre il readymade puro (per così dire) è un oggetto, spesso prodotto in serie, che viene decontestualizzato, magari firmato come fosse un vero pezzo d’arte ed esposto come tale, questo ovviamente lo rende effettivamente arte, ma non perché ne cambi l’essenza. L’opera in se non è l’oggetto, ma l’operazione di selezione fatta dall’artista.

L’artista vede la bellezza o comunque un elemento di interesse, dove i più non notano nulla e con il suo intervento, eleva quell’oggetto e indubbiamente attrae l’attenzione sullo stesso.

La “Fontana” di Marcel Duchamp

Fontana Duchamp

La “Fontana” di Marcel Duchamp è un’opera ready-made, firmata (con un nome di fantasia), dall’artista nel 1917. Questo che in realtà è un orinatoio di 61×48×38cm non fu mai esposto al pubblico e andò successivamente perduto. Oggi però ne esiste una copia presso il Centre Pompidou, di Parigi. In questo tipo di opere non è infatti importane in manufatto, ma l’idea, l’opera di selezione dello stesso.

Il ready-made oggi, si usa ancora?

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Maurizio Cattelan è tra gli artisti a noi contemporanei che usano il ready-made, ad esempio con il suo WC d’oro massiccio, citazione o meglio omaggio a quello di Duchamp, che va però ad alzare ulteriormente l’asticella.

Celebre è anche la sua banana, attaccata col nastro adesivo alla parete. Il ready-made per molti artisti è diventato nel corso del tempo un modo per far discutere, per incuriosire, certo anche per creare un certo disappunto tra i detrattori (che certo non mancano) dell’arte contemporanea.

Come detto però non deve necessariamente piacere. Fa discutere e questo è già tanto. Quando ci si interroga sul bello, su cosa sia o meno degno di farsi chiamare arte, si avvia una discussione che è comunque più interessante di quelle che mediamente si fanno nella quotidianità. Quindi anche se non sempre dietro ad un ready made c’è un’intuizione originale e geniale, come quelle di Duchamp, questo rappresenta comunque un qualcosa che da il suo apprezzabile contributo al mondo dell’arte di oggi e al dialogo, intellettuale, ma anche più leggero, divertente e divertito sulla stessa. In fin dei conti le persone serie e colte, spesso sono le prime a non prendersi troppo sul serio.

Lorenzo Renzulli

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