Arte africana antica e contemporanea

Ultima modifica 22/01/2024

Spesso si pensa all’arte africana come a qualcosa di primitivo, che è cambiato poco o nulla dall’antichità alla contemporaneità, ma la reale situazione è molto più articolata e complessa di così.

L’Africa è un continente con vari paesi, lingue, culture e tradizioni. Parlare sempre e solo genericamente di arte africana è piuttosto assurdo, tanto quanto lo sarebbe parlare allo stesso modo di arte europea. Ogni paese ha prodotto nel corso dei secoli le sue opere, i suoi maestri, correnti, idee, ecc.

L’Africa spesso ha ispirato più di quanto generalmente si pensi l’arte europea e non solo, in particolare quella contemporanea, artisti come Picasso, ad esempio, devono molto all’arte africana.

Arte africana antica

Sculture Nok
Sculture Nok

In Africa affondano le radici storiche e culturali dell’umanità. In questo continente sono nate e hanno prosperato incredibili civiltà, come quella dell’Antico Egitto, capace di produrre opere d’arte tra le più stupefacenti ed emblematiche. Opere che hanno resistito per millenni e che ancora oggi si guardano con ammirazione.

Le sculture africane più antiche tra quelle a noi note, dopo quelle egiziane, sono opere nigeriane del 500 a.C., in particolare della civiltà Nok, caratterizzate da una notevole e diffusa tendenza alla semplificazione. Venivano messi in risalto gli occhi e si faceva uso di forme morbide e tondeggianti.

Nel 1910 arrivarono i occidente i primi esemplari di queste sculture e per la loro qualità si pensò subito si trattasse di opere di qualche lontana colonia greca o forse di artisti romani o egiziani, ma non era così.

Arte africana contemporanea

Opera di Pascale Marthine Tayou
Pascale Marthine Tayou

Negli ultimi anni sempre più artisti africani si sono affacciati sul mercato internazionale dell’arte contemporanea, spesso ricevendo un’ottima accoglienza, grazie ad una produzione di elevata qualità ed interesse.

Artisti come il ghanese El Anatsui o il congolese Cheri Samba espongono ormai un po’ dappertutto, da New York a Ginevra, da San Paolo a Bilbao, tanto che è stata coniata la definizione di Black New Wave, un’onda apparentemente inarrestabile di arte contemporanea africana che trova crescenti spazi in palcoscenici prestigiosi, dal Moma di New York al Centro Pompidou di Parigi.

Artisti e opere europee ispirate dall’arte africana

Les demoiselles d'Avignon - Picasso
Les demoiselles d’Avignon – Picasso

Pablo Picasso fu fortemente influenzato dall’arte africana e questo si può notare specialmente nella sua produzione artistica tra il 1907 e il 1909. L’esempio più emblematico di quanto l’Africa l’abbia influenzato è probabilmente il celebre quadro Les demoiselles d’Avignon, in cui due figure sulla destra del dipinto sono fortemente ispirate da maschere dell’artigianato africano. Quest’opera è peraltro importantissima per la storia dell’arte in quanto considerata di transizione tra il figurativo e il cubista.

Arte africana artisti più noti e quotati

A Million Pieces of Home - El Anatsui
A Million Pieces of Home – El Anatsui

El Anatsui è un artista ghanese, classe 1944, famoso per le sue opere d’arte realizzate con materiali riciclati. Ha operato per gran parte della sua carriera in Nigeria e oggi le sue opere sono apprezzate in tutto il mondo. Ha partecipato alla 52ª Biennale di Venezia con le sue opere tra la scultura e l’installazione, fortemente ispirate dai tessuti tradizionali africani, ma realizzate con lattine, tappi e altri elementi di recupero.

Pascale Marthine Tayou ha avviato la sua carriera artistica nel 1994 in Camerun e oggi è considerato uno degli artisti africani contemporanei più interessanti. Anche lui come El Anatsui e altri è affascinato dal riciclo e dal riuso.

Ha partecipato a varie esposizioni internazionali e biennali d’arte (come quella di Venezia del 2009) e la sua opera è sostenuta da importanti gallerie, dall’Italia alla Cina.

Il 37enne Amoako Boafo del Ghana, pochi anni fa a malapena riusciva ad incassare 100 sterline per un dipinto oggi ne guadagna diverse decine di migliaia e c’è chi pensa che potrebbe arrivare ad essere il primo artista africano con quotazioni milionarie.

Fathi Hassan è un pittore e scultore egiziano classe 1957, esponente dell’arte contemporanea africana le cui opere sono oggi ammirabili (tra gli altri) al National Museum of African Art di Washington, al British Museum di Londra e al Metropolitan di New York.

Nelle sue suggestive opere Hassan avvia una riflessione sulla parola scritta e parlata, esplorando il tema degli antichi linguaggi cancellati dai domini coloniali.

Arte africana nei musei

Simone Kahan ritratta da Man Ray
Simone Kahan ritratta da Man Ray

L’arte africana è molto presente nei musei di praticamente ogni parte del mondo. Ci sono importanti distinzioni da fare, tra arte del passato, spesso presente in musei europei e non, perché frutto di vere e proprie ruberie inflitte al patrimonio culturale africano e arte di oggi.

Per gli artisti africani contemporanei, essere presenti con le proprie opere nei musei è un importante riconoscimento. Per quanto riguarda le opere del passato il dibattito è aperto e spesso feroce.

Qualche anno fa il presidente francese Emmanuel Macron aveva avviato una fase definita come di “nuova etica relazionale” tra Francia e Africa, che passava anche per la “restituzione del patrimonio culturale africano”.

La colonizzazione europea dell’Africa ha lasciato cicatrici profonde e molte collezioni africane in musei europei, anche importanti, sono per alcuni una vergogna. Più che di valorizzazione si parla di spogliazione, esproprio, appropriazione culturale, ovviamente indebita.

I tempi per fortuna sono cambiati e le istituzioni culturali, oltre a quelle politiche, promuovono oggi un approccio decisamente diverso rispetto a quello del passato, rivolto allo scambio e al rispetto reciproco. Il dibattito iniziato in Francia è interessante anche per noi in l’Italia, viene riconosciuto infatti, finalmente in modo esplicito, la responsabilità dell’Europa nel possesso e nella gestione del patrimonio culturale altrui.

Non bisogna però dimenticare che in Africa la concezione di patrimonio è diversa dalla nostra. Le comunità africane conservano il patrimonio storico-artistico prevalentemente nei loro siti sacri, attraverso l’oralità e le performance, si parla infatti anche, di living heritage: un patrimonio vivo e trasmesso in gran parte attraverso dei rituali.

Il museo come lo concepiamo noi è invece un costrutto prevalentemente occidentale. Ci sono dei musei subsahariani, ma spesso non sono va detto, particolarmente integrati nel contesto culturale locale.

Maschere africane e arte

maschere africane

Le maschere africane sono fra i prodotti di artigianato artistico più conosciuti e amati dagli occidentali; se ne trovano praticamente in tutti i negozi e mercati per turisti delle principali località africane, e in molti negozi europei e nordamericani che propongono articoli “etnici”. Di conseguenza, la produzione di maschere (come anche di altri oggetti di artigianato artistico) è diventata una vera e propria industria in molti luoghi dell’Africa.

Le maschere “commerciali” (per turisti) che si trovano nei mercatini e nei negozi, sono in genere riproduzioni, spesso non molto fedeli, di maschere tradizionali delle diverse etnie. Questo legame originario con la tradizione si va comunque progressivamente indebolendo a favore di considerazioni economiche, si tende a produrre maschere più facili da vendere, perché più vicine al gusto degli occidentali che le acquistano.

Libri consigliati sull’arte africana

Ci sono molti libri dedicati all’arte africana, ci sono sia validi volumi che si concentrano sull’arte antica, così come altri che guardano invece alla modernità. Eccone una piccola selezione.

Arte africana” di Ivan Bargna edito da Jaca Book e pubblicato nel 2008 è un testo senza dubbio interessante per il suo approccio all’arte dell’Africa, vista come capace di guardare alla tradizione, ma contemporaneamente di proiettarsi verso il futuro, anche se necessario, reinventando il passato.

Arte africana (Edizione illustrata)” di N. Wolf, edito da Taschen nel 2010, presenta una vasta selezione di maschere, sculture, ceramiche, oggetti di metallo e armi di vari paesi, come Nigeria e Sierra Leone, spaziando tra secoli e culture e offrendo un interessante punto di vista sul senso del gusto e del design degli africani.

L’arte africana contemporanea” di Jean-Loup Amselle, edito da Bollati Boringhieri nel 2007 vede nell’arte africana una grande opportunità di rigenerazione per l’arte contemporanea occidentale, spesso per l’autore troppo autoreferenziale.

Ex Africa. Storie e identità di un’arte universale” di Ezio Bassani edito da Skira nel 2019 si concentra su come l’arte africana sia cambiata dal confronto, in alcuni casi scontro, con la cultura occidentale. L’arte viene affrontata nel volume come storia di incontri tra uomini, attraverso 250 opere e testimonianze.

Curiosità sull’arte africana

Ci sono molte curiosità sull’arte Africana, che nonostante sia geograficamente a noi vicina è veramente poco nota e spesso ancora oggi eccessivamente sottovalutata. Le prime manifestazioni artistiche del continente africano sono le pitture rupestri della sona più settentrionale del Sahara e di altre zone a Nord e a Sud dell’Equatore. Popolazioni come i Boscimani che oggi sono tutelate e abitano nel deserto del Kalahari hanno dipinto scene di pastorizia e caccia su moltissime rocce e pareti fin dal 3000 a.C.

pitture rupestri
Pitture rupestri

Altro elemento tipico dell’arte africana è la produzione di maschere realizzate spesso in legno, ma anche in metallo, in avorio e altri materiali. Le maschere, rappresentano per le varie tribù uno strumento legato alla magia o al sociale, infatti sono realizzate non solo per fini prettamente artistici o estetici, ma per mettersi in contatto con gli spiriti o le anime degli antenati.

Riassunto e immagini arte africana

immagini arte africana

È difficile fornire un esaustivo e quindi utile riassunto su quelle che possiamo identificare come le principali caratteristiche dell’arte africana.

Questa, come ogni arte, deve essere affrontata attraverso l’indagine e la comprensione dei valori estetici locali, piuttosto che attraverso l’applicazione di categorie estetiche esterne.

La pittura in Africa si presumeva a lungo non esistesse neppure, o almeno non in misura significativa, in gran parte perché si trovava sulle pelli dei corpi umani, sulle pareti delle case e sulle rocce – nessuno dei quali era un supporto collezionabile e quindi con un valore quantificabile.

Un’altra incomprensione comune è che in Occidente l’arte è creata spesso (anche) per amore dell’arte, mentre nell’Africa precoloniale era funzionale. Il motivo per la creazione di qualsiasi opera d’arte sempre qualcosa di profondo e complesso, in Africa come altrove. La maggior parte dei manufatti scolpiti in Africa vengono realizzati con un uso pratico, ad esempio per scopi rituali e non solo per piacere estetico.

Per quanto riguarda le differenze di stile, si verificano regolarità di forma e tradizione tali che è possibile attribuire particolari oggetti d’arte a specifici luoghi e periodi attraverso quattro variabili distinte, che rendono possibile questo tipo di identificazione. La geografia, la tecnologia, l’individualità e l’influenza delle istituzioni sociali e culturali.

danza degli spiriti 1
Danza degli spiriti

A complicare le cose gli artefatti possono essere scambiati e copiati, possono viaggiare, diventare oggetto di acquisizione o di conquista. Il risultato finale è una complessità stilistica nell’arte africana che sfida una facile classificazione, in particolare per l’osservatore europeo medio.

Aste arte africana

Pezzi d’arte e artigianato africano antichi, moderni e contemporanei, appaiono spesso in aste internazionali e negli ultimi anni si sono fatte sempre più numerose anche le aste, online e in presenza, interamente dedicate all’arte africana, a dimostrazione di come l’interesse per questi manufatti sia in aumento. L’anno scorso Sotheby’s ha presentato in asta 120 opere di 66 artisti provenienti da 18 differenti paesi del continente africano, generando vendite per 3,38 milioni di sterline.

Lorenzo Renzulli

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