Andy Warhol vita opere e curiosità

Ultima modifica 13/03/2024

Quello di Andy Warhol è un nome molto noto, questo per la sua popolarità e anche per la sua vicinanza, è morto infatti nel 1987.

Nato Andrew Warhola Jr. (Andy Warhol è un nome d’arte), è stato un pittore, ma anche un grafico, illustratore, scultore, sceneggiatore, produttore cinematografico e televisivo, regista, direttore della fotografia e attore.

Si tratta di una figura decisamente di spicco del movimento della Pop art e (aldilà delle etichette) è stato uno dei più influenti artisti e intellettuali del XX secolo.

Andy Warhol: i primi passi nel mondo dell’arte

Andy Warhol nacque a Pittsburgh, nel 1928 e fin da piccolo mostrò interesse per l’arte, in particolare dopo una grave malattia, quando la madre gli regalò tutto l’occorrente per disegnare.

Iniziò il suo percorso lavorativo come grafico pubblicitario in importanti riviste di New York, come Vogue, Harper’s Bazar e Glamour.

Dal mondo della comunicazione pubblicitaria si spostò gradualmente a quello dell’arte, portando non pochi elementi della prima nella seconda e dando così vita alla Pop Art come la conosciamo.

Nel 1952 Warhol espose per la prima volta, alla Hugo Gallery di New York, portando quindici disegni ispirati agli scritti dello scrittore Truman Capote, al quale era legato da un rapporto di profonda amicizia.

In quello stesso anno sua madre, Julia Warhola si trasferì a New York, dove visse poi assieme all’artista fino al 1971. I due ebbero un rapporto molto stretto e la madre fu di certo tra le figure maggiormente influenti nella di Andy.

Nel 1954 tenne la prima mostra personale alla Loft Gallery di New York. All’inizio degli anni Sessanta, Warhol realizzò i suoi primi disegni dedicati al mondo dei fumetti e della pubblicità, decisamente POP.

La scena artistica americana del periodo era fortemente influenzata dall’action painting e anche le opere di Warhol avevano in quel periodo una componente di casualità e gestualità.

Andy Warhol e la nascita della Pop Art

Andy Warhol vita opere e curiosità

Ben presto, in contrapposizione con l’arte che lo circondava e inevitabilmente influenzava, Warhol iniziò a riprodurre la realtà che lo circonda nella maniera più fredda e distaccata possibile, era interessato alla produzione industriale e massificata e usava il linguaggio della grafica pubblicitaria, mondo dal quale proveniva.

Ad influenzarlo fu anche la mostra che vide alla Leo Castelli Gallery dell’artista pop americano Roy Lichtenstein, dal quale rimase profondamente affascinato. Nel 1962 iniziò ad usare la tecnica della serigrafia su tela e portò alle estreme conseguenze il principio dell’illimitata riproducibilità dell’opera d’arte (molto attuale e interessante ancora oggi nell’era del digitale).

Cambiò progressivamente e rapidamente anche i soggetti al centro delle sue opere: zuppe in scatole, bottiglie di Coca-Cola, detersivi ed altri prodotti che si potevano trovare sugli scaffali della grande distribuzione.

Gli anni Sessanta furono quelli dell’affermazione per Warhol: nel 1962 espose per la prima volta alla Ferus Gallery di Los Angeles le sue “zuppe” e due anni più tardi a dedicargli una mostra fu anche la Leo Castello Gallery di New York. Sempre in questo fortunato periodo espose alcune sue opere anche alla Salomon R. Guggenheim di New York e presso la Washington Gallery of Modern Art.

Nacque in quel momento la Pop Art, in particolare in seguito ad un articolo pubblicato sul Time che definì Warhol un “artista pop”.

La Factory di Andy Warhol

La Factory di Andy Warhol

Nel 1964 vista la sua notevole produzione, aveva bisogno di spazi adeguati e stabilì il suo studio al 231 East della 47th Street, negli ampi locali che avrebbero poi preso il nome di Factory.

Quel centro di produzione artistica per molti versi non era lontano dallo spirito delle botteghe medievali, Warhol (che nel frattempo iniziò anche a girare i suoi primi film) era il maestro, il punto di riferimento attorno al quale negli anni orbitavano personaggi del calibro di Jim Morrison, Bob Dylan, David Bowie e Jean-Michel Basquiat.

Mentre tra i committenti delle opere di Warhol ci furono ad esempio Mick Jagger, John Lennon, Diana Ross, Brigitte Bardot e Liza Minelli.

All’inizio degli anni Ottanta l’artista americano cominciò a lavorare ad alcuni programmi televisivi, in collaborazione anche con MTV. Di quel periodo è la sua celebre frase: “nel futuro ognuno sarà famoso in tutto il mondo per 15 minuti”, molto attuale ancora oggi (tempo in cui probabilmente quel futuro è stato raggiunto e reso possibile dal social media).

Morì nel 1985 all’età di appena 52 anni e al suo funerale tenne un discorso Yoko Ono.

Principali opere di Andy Warhol

Ecco alcune tra le più note opere di Andy Warhol.

Shot Marilyns

Shot Marilyns

Shot Marilyns è una serie di serigrafie prodotte nel 1964 da Andy Warhol, ogni tela della serie misura 40 pollici quadrati e ciascuna ha come soggetto un ritratto di Marilyn Monroe, con differenti colori ed effetti.

L’opera appartenente a questa serie “Shot Sage Blue Marilyn” è stata battuta all’asta da Christies a New York nel 2022 per ben 195 milioni di dollari, cifra che l’ha reso il quadro del XX secolo più caro del mondo.

Campbell’s Soup Cans

Campbell's Soup Cans

Campbell’s Soup Cans, opera conosciuta anche come 32 Campbell’s Soup Cans, è una composizione realizzata nel 1962 da Andy Warhol. Consiste in trentadue tele in polimero sintetico su tela, ciascuna grande 51cm×41cm, raffiguranti tutte le varietà dei barattoli di zuppa Campbell allora in commercio. I singoli dipinti sono stati prodotti con una tecnica di stampa serigrafica semi-meccanizzato e accostati a creare una griglia di immagini sostanzialmente ripetute. L’importanza e l’impatto della serie fu notevole e contribuì non poco a rendere la pop art fra i maggiori movimenti artistici degli Stati Uniti.

Self-portrait

autoritratti Andy Warhol

Tra le opere più famose di Andy Warhol non si può non citare il suo Self-portrait, un autoritratto realizzato nel 1986. Dopo aver realizzato ritratti di vari personaggi famosi, come Marilyn Monroe ed Elisabeth Taylo, Warhol aveva capito di essere diventato a sua volta un’icona: quest’opera è un autoritratto realizzato in diverse versioni, che a posteriori rappresenta la sua ultima riflessione sulla vita e la morte, in particolare quelle dei divi.

Perché è famoso Andy Warhol?

Quella di Andy Warhol è una figura estremamente interessante, anche perché a noi molto vicina. Forse non tutti se ne rendono conto, ma Andy Warhol è morto nel 1987 e questo gli ha permesso di interagire con personaggi come Michael Jackson o Madonna, icone pop, come lui.

Andy Warhol è diventato famoso per la sua arte, ma non solo, partecipava a molte feste ed eventi, ha creato un importante gruppo di creativi, ha sfornato pensieri, aforismi, film e naturalmente opere d’arte di vario tipo.

La vera domanda non è perché è famoso Andy Warhol, ma quanto ancora oggi i suoi messaggi siano attuali e interessanti, nonostante il mondo, sotto vari punti di vista sia inevitabilmente cambiato, basti pensare al ruolo dei social media nella società e nella cultura.

Come si chiama la tecnica di Andy Warhol?

Andy Warhol ha usato vari media, tecniche e materiali, ha sperimentato molto, ma senza dubbio tra le tecniche che ha utilizzato maggiormente c’è quella della serigrafica.

La stampa serigrafica è un procedimento che utilizza un telaio come matrice per stampare, con vari passaggi (uno per colore) su un supporto, che in genere è un tessuto teso nel telaio.

Con questa tecnica si possono creare immagini semplici o più complesse, con uno o più colori, grafiche o con resa fotografica. Molti dei più noti lavori di Warhol sono delle serigrafie. Si tratta di stampe d’arte, che vista la non trascurabile componente manuale, possono avere piccole differenze tra loro.

Che tipo di arte è quella di Andy Warhol?

L’arte di Andy Warhol è la cosiddetta pop art, si tratta di una forma d’arte contemporanea a noi molto vicina cronologicamente e culturalmente.

Tra le tante tecniche usate da Andy Warhol c’è la serigrafia, ideale per creare immagini multiple. Quello della duplicazione e delle ripetibilità e quindi originalità o meno dell’immagine (artistica e non) è un tema molto importante nella produzione di Warhol, ma in generale per capire un po’ di più dell’arte contemporanea.

Nelle opere di Andy Warhol grande spazio ha avuto la pubblicità, settore che conosceva bene. L’immagine promozionale o semplicemente di prodotto, è stata rivalutata ed innalzata ad arte, così come le sperimentazioni su ritratti di personaggi, in genere molto celebri.

Anche il tema delle celebrità è stato caro a Warhol, che ha coniato la celebre (e profetica) frase «In futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti».

Chi era il compagno di Andy Warhol?

jed johnson andy warhol

Andy Warhol ha avuto diverse relazioni, ma forse tra le più note e a suo modo stabili c’è stata quella con Jed Johnson, che era un interior designer e regista americano. Inizialmente assunto da Andy Warhol per spazzare i pavimenti alla sua Factory, successivamente si è trasferito a vivere con lui ed è stato il suo compagno per dodici anni.

A Jed Johnson si deve quello che è considerato l’ultimo film di Andy Warhol. «Il male di Andy Warhol» (1976), pellicola che affronta alcuni temi tradizionali del cinema underground, soprattutto per quanto riguarda il rifiuto della psicologia e il totale disinteresse per la verosimiglianza. Vi si narra la storia di Hazel Aiken, in apparenza una normale casalinga, che in realtà è una spietata assassina su commissione che dirige atre donne con le sue medesime pulsioni, impegnate nella sua stessa attività.

Lorenzo Renzulli

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